«Magica serata di solidarietà Sul palco feeling irripetibile»
Gavino Murgia al ritorno da una tournée in Cina racconta il suo Concertone «Un’iniziativa importante, ma adesso fermiamo il degrado della nostra terra»
Gavino Murgia ha aperto il concertone di Cagliari del 31 maggio con un memorabile duetto insieme a Gianna Nannini. Per lui oltre che il naturale spirito di solidarietà, che ha unito tutti gli artisti in quella occasione, quel momento è stato anche la manifestazione del suo spirito ambientalista. Ne è testimonianza attiva il suo lavoro recente il cd “L'ultima mattanza” dedicato alla salvaguardia del tonno rosso e con esso la pesca tradizionale di Carloforte. Tornato nella sua Nuoro da una serie di spettacoli in Cina (ad Hong Kong) racconta quell'esperienza di maggio nell’arena Grandi Eventi di Sant'Elia come una delle più importanti per il panorama artistico della Sardegna. «E' stato bellissimo sentire la solidarietà dei colleghi sardi ma in modo particolare scoprire quanti artisti di oltre Tirreno amino la nostra terra e si siano subito resi disponibili per l'evento».
Un'esperienza da non dimenticare?
«Certo una serata memorabile, intanto perché come artista ho avuto la possibilità di far sentire l'amore di tutti noi per la Sardegna, la vicinanza per le vittime dell'alluvione e poi da un punto privilegiato come un palco, davanti a migliaia di persone, far capire che il rispetto per l'ambiente è fondamentale, che non possiamo vivere calpestando e sfidando la natura. L'acqua ha la sua memoria, tornerà sempre per i suoi tracciati anche se l'uomo ci costruisce sopra. La nostra identità da salvaguardare non è solamente nella lingua e in “su ballu tundu” ma anche nel paesaggio, in un bosco, nel corso di un fiume. Dobbiamo convivere e salvaguardare come hanno fatto i nostri avi».
Com'è stato suonare su quel palco?
«Un feeling pazzesco col pubblico, una di quelle cose magiche che accadono raramente. Io arrivavo da Monza dove avevo suonato il giorno prima. Mi aspettava Gianna Nannini che a Paolo Fresu aveva chiesto di poter cantare con me perché era interessata al mio lavoro. Dovevamo eseguire quel monumento del canto sardo che è “Non Potho Reposare”, avevo già fatto gli arrangiamenti ero sereno, ma Gianna e di più la sua manager non tanto. Anzi, erano parecchio spaventate, naturalmente per un jazzista l'improvvisazione spaventa molto poco e infatti è stato un set bellissimo, Gianna è entrata nel profondo del pezzo e io che l'avevo suonato tante volte avevo la pelle d'oca. Sono convinto che anche il pubblico abbia percepito la vibrazione intensa».
Ma si è esibito anche con gli altri artisti?
«Certo, ero nella sezione che ha accompagnato Amii Stewart. Un'altra voce grandissima, una donna con un'esperienza internazionale come la sua che ha scelto la nostra terra per vivere. La sua disponibilità è stata una grande dichiarazione d'amore per la Sardegna. E poi suonare con musicisti del calibro di Paolo Fresu, Raffaele Casarano e Luca Aquino è sempre fantastico. Ripeto c'era un'atmosfera magica e sono sicuro che nel disco anche l'ascoltatore la percepisca pienamente. È stato bellissimo essere tutti lì, uniti dallo stesso spirito. Ho ritrovato il grande Mauro Pagani che mi aveva chiamato per la riedizione del capolavoro di De André “Creuza De Mà”. Dopo aver suonato in quel disco erano tanti anni che non ci incontravamo, anche perché lui vive ormai a New York, è stato emozionante ritrovare anche Cristiano De André, un altro amico che ho avuto modo di apprezzare nello studio di Mauro, una vera officina di creatività».
Sarebbe disponibile per un altro Concertone?
«Certo che sì. Sia chiaro, per continuare ad aiutare le popolazioni colpite un anno fa. Spero che una tragedia così grande non si ripeta più, che non ci si debba mobilitare per cose che possono essere evitate con la pianificazione e con un po' buon di buon senso, fermando la bramosia di consumare il suolo. Mi sembra assurdo che arrivati a novembre ci si debba preoccupare della pioggia, pregare perché non piova troppo, questa specie di danza della pioggia alla rovescia è un'assurdità».
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