La Nuova Sardegna

Pronte tra due settimane le unità di crisi per Ebola

di Stefano Ambu

I centri a Sassari e Cagliari. L’assessore Arru: prevenzione, non emergenza Medici e infermieri stanno concludendo la fase di addestramento

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CAGLIARI. Due unità di crisi con cinque stanze di isolamento, separate dagli altri reparti, tra Cagliari e Sassari per fermare Ebola. Tutto pronto: saranno a disposizione entro le prossime due settimane. Ma niente panico: secondo la Regione è prevenzione, ma non emergenza. Anche perché i primi filtri cominciano da lontano.

«Statisticamente la probabilità che arrivi un emigrato, se non giunge clandestinamente, è remota, anche perché un primo screening viene fatto da parte dei militari – ha spiegato l'assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru, illustrando i dettagli del piano antivirus nell'isola –. Qui si agisce in maniera preventiva ed eventualmente si apre la strada per la quarantena di 21 giorni per le persone ritenute a rischio, che sono anche gli operatori sanitari che lavorano nell'Africa Occidentale: Liberia, Sierra Leone, Guinea e Mali».

Proprio dall'ovest del continente africano rientrerà lunedì un'infermiera dell'Azienda ospedaliero universitaria di Cagliari: sarà sottoposta ai controlli preventivi lontano dall'isola, a Bruxelles, il primo scalo europeo del volo di rientro.

I due centri saranno allestiti nei reparti di malattie infettive del Santissima Trinità di Cagliari e nelle cliniche universitarie di Sassari dell'Aou. Nel capoluogo si stanno predisponendo tre stanze di isolamento, mentre a Sassari saranno due. Si tratta di camere non destinate alla degenza ma al primo trattamento dell'infezione, che prevede l'accertamento di casi sospetti. Nel caso di risultati positivi i pazienti dovranno essere immediatamente trasferiti al centro infettivi dell'ospedale Spallanzani di Roma.

In queste settimane gli operatori sanitari (medici, infermieri e pediatri) stanno concludendo la fase di addestramento che in particolare prevede l'utilizzo di misure precauzionali e dispositivi di isolamento aereo dell'eventuale infezione. Il protocollo prevede, oltre al manuale operativo con tutte le istruzioni, anche l'istituzione di sette codici di emergenza-urgenza a seconda delle condizioni del paziente a rischio (bianco, verde, rosa, giallo, rosso, viola e blu) permettendo di gestire i casi sospetti, e definendo le modalità di trasporto e le misure di biocontenimento.

Il codice bianco, il primo, riguarda i casi di persone che sono state in paesi come Guinea, Sierra Leone, Liberia o altre aree indicate a rischio dall'Organizzazione mondiale della Sanità. Ma che non hanno avuto contatto con casi sospetti o confermati.

Decisamente più elevato il pericolo nei casi di colori rosso, viola e blu. In tutti i casi le Asl dovranno segnalare i casi alle prefetture. Una volta accertato il rischio, il soggetto viene posto in quarantena per ventuno giorni (tempo di incubazione della malattia) e se nel frattempo gli esami confermano la presenza del virus, che non si trasmette per via aerea ma solo per contatto con liquidi organici, il malato viene trasferito immediatamente a Roma.

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