Tre arresti per corruzione ad Arzachena
Antonello Matiz, ex capo del settore tecnico e urbanistico del Comune, avrebbe intascato una tangente di 20mila euro
ARZACHENA. Per edificare senza problemi in Costa Smeralda basta allungare una mazzetta. Questo il clamoroso capo d’accusa, che sarebbe soltanto la punta di un «pernicioso e diffuso sistema di corruzione ad Arzachena», ha detto il capo della procura della Repubblica di Tempio Domenico Fiordalisi, che ieri ha portato agli arresti domiciliari l’ex dirigente del settore tecnico e urbanistico di Arzachena, Antonello Matiz. Il quale, in concorso con altri due indagati per corruzione, avrebbe intascato una tangente di 20mila euro per aver concesso un aumento di volumetrie del 60 per cento a “Villa Carruba”, una maison di imprenditori russi sul mare di Romazzino amministrata da Francesco Lavorato, 30 anni (il secondo degli arrestati). Il quale avrebbe consegnato la busta con 20mila euro di tangente a Fabrizio Maccioni (il terzo uomo finito agli arresti domiciliari), un geometra originario di Nuoro ma residente a Olbia che lavora per lo studio professionale dei fratelli di Antonello Matiz, a L’Abbiadori. La dirompente indagine, portata avanti dalla guardia di finanza di Tempio e Sassari, avrebbe preso avvio pochi mesi fa, quando qualcuno spiegò ad un maresciallo della guardia di finanza come fosse facile ottenere una licenza edilizia in Costa Smeralda. «Basta pagare come ha fatto Francesco Lavorato, che per fare i lavori a Villa Carruba dovette dare 50mila euro a Matiz». Una dichiarazione che ha fatto scattare le intercettazioni ambientali e telefoniche che hanno avuto come soggetti i tre arrestati: Antonello Matiz, attuale dirigente della Protezione civile del Comune di Arzachena, ex dominus dell’ufficio più delicato del Comune arzachenese, l’urbanistica e l’edilizia privata; il geometra Fabrizio Maccioni, collaboratore dello studio tecnico dei fratelli di Antonello Matiz, e il legale rappresentante della “Rufus srl”, Francesco Lavorato, amministratore di Villa Carruba, una mega residenza di Romazzino riconducibile ad una società immobiliare lussemburghese, la “Tiara S.A.” di un oligarca russo. Il quale, per effettuare i lavori e le manutenzioni necessarie alla villa, avrebbe messo a disposizione ingentissime somme di danaro in contante. Ieri pomeriggio, dopo gli arresti domiciliari disposti dal gip Marco Contu, i finanzieri hanno avviato una lunga serie di perquisizioni nella abitazioni e negli uffici pubblici e privati dei tre arrestati. Parte di quella “riserva finanziaria” sarebbe finita nella disponibilità di Antonello Matiz. Stando alle indagini portate avanti dagli uomini del nucleo investigativo provinciale della guardia di finanza di Sassari, diretti dal colonello Francesco Tudisco, e dai colleghi della tenenza di Tempio, Francesco Lavorato nel 2012 avrebbe chiesto ad Antonello Matiz cosa avrebbe dovuto fare per ampliare le volumetrie di Villa Carruba, occupata ogni stagione estiva da importanti ospiti del proprietario. La risposta arrivò alcuni giorni dopo, quando Francesco Lavorato ricevette la telefonata con la quale Fabrizio Maccioni si presentava come progettista «per conto dell’ex capo dell’ufficio tecnico». E qui sta l’inghippo, diceva Totò. Perché nessuno, tra gli arrestati, ha ammesso d’aver mai dato incarichi di lavoro o ricevuto danaro da chicchessia. Francesco Lavorato , sentito pochi giorni prima dell’arresto, fa di tutto per sviare le indagini e cerca, spasmodicamente, di far sparire le tracce di ampliamenti in villa, commissionando a squadre di operai di effettuare lavori di modifica ambientale in vista di una “annunciata” visita della Finanza. I soldi sarebbero passati dalle mani di Lavorato a quelle di Fabrizio Maccioni, il quale ammette d’aver ricevuto la busta con 20mila euro in contanti da consegnare a Antonello Matiz, ma poi spiega di averli invece spesi per la propria famiglia. Nell’inchiesta, appena avviata, sono coinvolte altre cinque persone, e le sorprese non sono finite.
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