La solidarietà degli scrittori Parole per non dimenticare
Milena Agus, Alberto Capitta, Salvatore Niffoi e Giorgio Todde I testi scritti per il libretto che accompagna i due dischi del Concertone
Pubblichiamo alcuni dei testi contenuti nel libretto che accompagna il due cd del concerto Sardegna Chi-Ama da dodomani in edicola con la Nuova.
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Le nostre case viste da Noè
Certe volte mi chiedo: ma se il Signore decidesse nuovamente per un diluvio universale e facesse alleanza con un Noé del nostro tempo, cosa vorrebbe dire con le parole: «Entra nell’arca tu e tutta la tua famiglia, poiché ti ho visto giusto dinnanzi a me, in questa generazione?» Certo, a un'eternità di distanza è facile per noi dare ragione a Noè e vederlo giusto. Ma oggi, se vedessimo uno che, sicuro dell'imminente diluvio universale, sta costruendo un’arca, non rideremmo di lui prendendolo per matto e chiedendogli magari come vuole ammobiliarla, quella sua arca assurda e ridicola? A tante prese in giro di sicuro Noè risponderebbe: «Pensate piuttosto a come sono assurde e ridicole le vostre case, costruite sul niente!»
Milena Agus
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Un bosco per salvarci
Roghi e diluvi, morti d'acqua e morti di fuoco, la Sardegna sembra divenuta la sede di una biblica resa dei conti, niente le viene risparmiato. Il santuario della natura di un tempo è diventato un gioco da tavolo dove tutti possono gettare bombe, erigere alberghi, spostare fiumi, prosciugare stagni, muovere carri armati. Con le teste mangiate dalla possibilità dei profitti non si è fatta resistenza a nulla e si è accettato di tutto. Ora il paesaggio sta cambiando ma molti non s'accorgono, perché la prima mutazione è già avvenuta ed è lo sguardo, lo sguardo che si è abituato al peggio. Ci vorrebbe un bosco per ricominciare, un luogo vietato agli speculatori, ai trafficanti di appalti, ai militari sardi e non sardi. Un bosco per salvarsi. Bisognerà fare in modo che non brucino anche quello.
Alberto Capitta
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Fuga dal tubo verso il mare
D'inverno rimango ore a guardare la pioggia che bagna i muri del mio cortile e porta sabbia e fango nello scolo del pozzetto collegato al tubo della strada. Entro con l'acqua sporca dentro quei tubi e immagino di correre alla ricerca del mare, per lavarmi e diventare pesce, mollusco, corallo. Perché io sono nato sbagliato, e mi sarebbe andato bene anche nascere uccello di passo, cane di strada, nube gravida, raggio di sole. Tutto mi sarebbe andato bene, anche nascere parola che si mastica di bocca in bocca, vomito di ubriaco, pagina strappata, nota di violino che si frantuma in un vetro, becco di tromba appesa al muro. Io sono uno nato per sbaglio che si strappa gli occhi ogni giorno per lanciarli lontano, oltre la collina dove volano in cerchio le poiane, e vedere quello che gli altri non vogliono vedere. Io sono uno nato per sbaglio che morirà cantando antiche filastrocche, mischiando il suo sangue a quello delle gocce di luce che cadono giù dal cielo insanguinato di un tramonto agostano.
Salvatore Niffoi
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L’ideologia del metro cubo
Brutto segno quando di urbanistica si occupano le procure e i tribunali. Ora è chiaro a tutti che i morti dell'alluvione sono la conseguenza del disprezzo per i luoghi e del cemento vomitato senza regole ovunque. Chiaro che i responsabili di quelle morti sono i pasdaran del metro cubo che hanno adottato il mattone come ideologia, ne hanno fatto un'arma politica, lo hanno sostenuto con leggi e rigurgitato dappertutto. Pochi mesi fa hanno cancellato con il nuovo Piano paesaggistico i letti dei fiumi a secco, ma i fiumi hanno disobbedito e sono ricomparsi. E pensare che certi sindaci avevano protestato, adornati dalla fascia tricolore, contro i vincoli nelle aree fluviali perché, dicevano, ostacolano l'edificazione. Presto, dimenticato il dies irae, sentiremo di nuovo un coro celeste a favore dei metri cubi dorati che si stanno per rovesciare sulla Gallura e su buona parte dell'isola che cammina spedita verso l'autodistruzione.
Giorgio Todde
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