Pigliaru: per i danni solo 185 milioni su 660
Fondi della Regione e della Ue. Pigliaru: battaglia con Roma per le risorse Dei 200 milioni di euro promessi dal Governo ne sono arrivati solo 20
CAGLIARI. Il saldo è sempre negativo e doloroso come lo è stato un anno fa. Poco o nulla è cambiato, nonostante gli sforzi della Regione transitata nel frattempo dal centrodestra al centrosinistra. Tutto è rimasto quello che era: una partita doppia, danni contro risorse, purtroppo ancora impregnata di quello che fa più male ai sardi sopravvissuti al ciclone Cleopatra: la beffa. Sono ben 474 i milioni che continuano a mancare dai conti per la ricostruzione. Chi dopo le devastazioni e i morti del 18 novembre 2013, si aspettava un Governo pronto e generoso negli aiuti, è stato bastonato dalla realtà e da quel poco finora arrivato da Roma. Appena 20 milioni, al netto del costo dei soccorsi, dei 200 promessi da Enrico Letta, premier allora a bordo dell’elicottero che sorvolava una Sardegna ancora affogata nel fango e nelle macerie, e poi riannunciati da chi gli è subentrato a Palazzo Chigi, Matteo Renzi. Dal Governo non è arrivato altro se non quei 20 milioni e così per far fronte al disastro generale, un’ottantina i comuni martoriati, la Sardegna si è dovuta arrangiare con soli 169 milioni. Certo, c’è la speranza che altri 16 milioni abbondanti (questi dovrebbero essere qualcosa in più di una promessa) arrivino entro dicembre dal Fondo europeo per la solidarietà. Ma il saldo continua a essere in rosso ed è trascorso un anno. Col solito garbo istituzionale, il governatore Francesco Pigliaru il 17 novembre dell’anno in corso ha detto: «Credo sia giunto il momento di chiedere allo Stato come ha affrontato le varie emergenze ambientali che si sono succedute nel tempo in Italia e indipendentemente dalle promesse fatte, capire se la Sardegna è stata trattata alla pari delle altre regioni». Il sospetto, ma è solo un sospetto, è che alcuni recenti e meno recenti disastri nazionali abbiano ottenuto invece maggior attenzione nelle stanze romane. «I 200 milioni promessi – ha continuato Pigliaru – sono comunque assolutamente pochissimi rispetto all’ammontare dei danni e se le altre Regioni ne avessero presi di più sarebbero ancora meno. Purtroppo è vero: c’è ancora troppo disordine in campo nazionale sulle risorse concesse per far fronte alle emergenze. Ora più che mai abbiamo necessità di ragionare su dati certi e proprio sulla base di quei dati (cioè la ripartizione delle risorse) siamo decisi a ottenere dallo Stato tutto quello che ci spetta. A parità di danno non vogliamo un euro in più rispetto alle altre Regioni – ha concluso il governatore – ma rivendicheremo con forza qualunque euro dovesse risultare in meno». A dirla fino in fondo: neanche se arrivassero i 200 milioni promessi o annunciati da Roma, basterebbero da soli per rimettere in sesto la Sardegna post Cleopatra. All’appello mancherebbero ancora altri 200 milioni visto che l’isola ancora oggi è in credito del doppio. Ottenere quei milioni non sarà facile: «Abbiamo la consapevolezza – è stato un altro passaggio del governatore – che difficilmente avremo le risorse per fare tutte le opere pubbliche necessarie», ma «sia chiaro al Governo chiederemo il massimo e comunque lo stesso trattamento concesso alle altre Regioni». Il rischio è che, salvo emendamenti in discussione alla Camera, la Giunta sia costretta ad aprire col Governo anche una «Vertenza Cleopatra», oltre alle altre storiche ancora in bilico.
Le proteste. Sulle mancanze dello Stato si è scatenata subito l’opposizione. Quella che è in minoranza a Roma e a Cagliari, da Forza Italia a Unidos, ma anche i Riformatori al governo nella Capitale e non in Consiglio regionale. L’ex presidente Ugo Cappellaci ha detto: «Renzi come il suo predecessore Letta non ha mantenuto gli impegni promessi prima nel 2013 e poi ribaditi nelle successive passerelle di ministri e sottosegretari. Abbiamo ancora a che fare con un Governo inadempiente e che continua a sfuggire alle responsabilità con il giochetto della scaricabarile. Oggi a chi governa la Sardegna proponiamo una battaglia unitaria contro chi, in questo anno, è stato avaro nei confronti della Sardegna». Il deputato di Unidos, Mauro Pili, ha fatto sapere invece che solo grazie a un suo emendamento alla Camera, approvato in commissione, «la Sardegna riuscirà ad avere almeno 100 milioni da Roma». Per poi invitare i parlamentari degli altri partiti «a una battaglia finalmente comune per non farsi scippare quei soldi un’altra volta, o non finire nella trappola degli ordini del giorno che, come in passato, non servono a nulla e non portano un euro». A invocare un fronte di rivendicazione è stato il capogruppo dei Riformatori in Consiglio. Attilio Dedoni: «La vera notizia – ha detto – è che anche la Giunta di centrosinistra ha scoperto di non poter contare su uno o più Governi amici. Lo Stato è da sempre creditore nei confronti della Sardegna e dopo l’alluvione del 2013 lo è ancor di più. Purtroppo però la Giunta si è accorta del danno solo ora quando potrebbe essere troppo tardi».
L’auspicio. E stato quello dell’europarlamentare e segretario regionale del Pd, Renato Soru: «Oggi più che mai abbiamo un imperativo morale, che è quello di salvaguardare insieme alla natura anche la sicurezza delle persone, rimettendo al centro del dibattito politico e culturale la tutela del territorio, del paesaggio, del suolo. Porre delle regole nello sviluppo non significa limitare l'economia, ma solo arginare la speculazione che avvantaggia pochi a danni di molti».
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