Incidenti, ipotizzabile una vasta casistica di disastri
SANTA TERESA. L’ultimo colpo al cuore, l’ultima paura del disastro sulle Bocche risale al settembre 2013. Il "Sirocco", un pontone lungo 72 metri per trasporti eccezional, in navigazione verso il...
SANTA TERESA. L’ultimo colpo al cuore, l’ultima paura del disastro sulle Bocche risale al settembre 2013. Il "Sirocco", un pontone lungo 72 metri per trasporti eccezional, in navigazione verso il porto francese di Fos Sur Mer, si arena sugli scogli di Santa Reparata, a Santa Teresa. Per una fortunata serie di circostanze la chiatta, destinata al trasporto di liquidi e materiali di diverso genere, è completamente vuota. Il “Sirocco” non riesce a domare le infide acque delle Bocche. Il vento, un grecale che soffia a 28 nodi, è troppo forte. Il rimorchiatore perde il pontone che trascina. Una storia a lieto fine. L’ennesimo avvertimento ignorato, evaporato dopo la paura del primo minuto. Nel 2010 è ancora la fortuna a proteggere le Bocche. Il cargo olandese “Rhodanus” sfida il mare forza otto. L’ufficiale in plancia si addormenta. La nave segue la rotta indicata dal pilota automatico, dritto verso gli scogli di Razzoli. La guardia costiera italiana, che segue il cargo così come i colleghi francesi attraverso i monitor del Vts scongiurarono l’incidente. «La chiave per risolvere per sempre questa situazione è la collaborazione tra Sardegna e Corsica – dice Gavino Sale, consigliere regionale di Irs, nella delegazione sarda a Bonifacio insieme alla Cna e ai piloti –. Ciò che serve oggi è che la politica faccia la sua parte e dia il supporto necessario. Le nostre regioni devono premere sul Governo e i nostri parlamentari europei devono premere a Bruxelles. Il pilotaggio obbligatorio sarebbe poi la salvezza, la vera chiave di volta per garantire l’attraversamento in sicurezza di questo tratto di mare. Servono risorse, troviamole». Oggi la sicurezza delle Bocche è garantita dalle rotte raccomandate, percorsi sulle onde solo consigliati. Nessuna sanzione per chi non le rispetta. C’è poi il Vts, il sistema di controllo passivo dello specchio di mare attraverso i monitor. «Ma solo la presenza a bordo delle navi che passano nello stretto di piloti esperti, che conosce ogni insidia di quel mare, ogni secca, il repentino cambio delle condizioni metereologiche – aggiunge Fabio Fois, pilota della “Bonifacio strait pilots” – può garantire l’intervento immediato, quella manciata di secondi che può scongiurare la catastrofe». (se.lu.)
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