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andrea cossu, docente dell’università di sassari

L’ecologo marino: «Inquinamento? Catastrofe per i pesci e le alghe»

di Pier Giorgio Pinna
L’ecologo marino: «Inquinamento? Catastrofe per i pesci e le alghe»

PORTO TORRES. Da disastroso a catastrofico. Per l'inquinamento delle Bocche di Bonifacio non ci sono valutazioni diverse né possibilità di attenuazioni dei danni: una collisione tra petroliere o la...

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PORTO TORRES. Da disastroso a catastrofico. Per l'inquinamento delle Bocche di Bonifacio non ci sono valutazioni diverse né possibilità di attenuazioni dei danni: una collisione tra petroliere o la perdita di greggio da navi cisterna si tradurrebbe comunque in un'apocalisse. A dirlo non sono soltanto esperti e specialisti. La pensano allo stesso modo tantissimi abitanti che vivono sui centri della costa, da Stintino a Palau: in passato hanno vissuto con apprensione vicende simili, fin dall'affondamento dell'incrociatore Trieste, nel lontano 1943.

Giudizi diffusi. Ma l’opinione è condivisa da pescatori, turisti, proprietari di case e villette lungo il litorale. Preoccupati i marittimi imbarcati sui traghetti che fanno la spola con la Corsica, gli amanti dei parchi dell'Asinara e della Maddalena, i promotori del santuario dei cetacei. Insomma: tutti gli ambientalisti che non cessano di rilanciare l'allarme anno dopo anno.

Analisi e conseguenze. «La prima a venire colpita in gravissimi scenari di questo genere sarebbe la flora che vive nelle acque del golfo», spiega Andrea Cossu, ecologo marino dell'ateneo di Sassari, che in tutto il litorale nord dell'isola ha operato a lungo e sa bene su quali delicati sistemi si fonda l'equilibrio naturale delle Bocche. «Sarebbero esposti a conseguenze allarmanti – prosegue – innanzitutto le alghe incrostanti che vivono da almeno 4mila anni nei tratti d'ambiente granitico soggetti alle escursioni delle maree: sono molto sensibili, inevitabilmente verrebbero soffocate dal film di greggio che si depositerebbe sopra di loro. E sarebbe come abbattere per sempre alberi secolari». «Nell'ordine – incalza il professore – verrebbe poi compromessa la posidonia oceanica nella fase durante la quale il petrolio, dalla posizione in superficie, precipita gradatamente sui fondali. Gli idrocarburi andrebbero a ledere con effetti devastanti un'ampia zona di nursery per questa specie, con distruzioni dell'habitat comprensibili».

Valutazioni da esperto. Più in generale Andrea Cossu conosce bene il problema per essersi occupato di queste ipotesi catastrofiche nel 2011, al momento dell'avvio del parco nazionale della Maddalena, e più tardi, nel 2010, quando vennero sottoscritti fra Italia e Francia gli accordi per il parco internazionale delle Bocche. Oltre che per aver studiato e svolto ricerche in tutto il tratto di mare che va dall'Asinara sino alle isole corse e sarde dell'arcipelago nord orientale.

Danni e stime. «Il pericolo maggiore è costituito dal fatto che nello stretto continuano a passare carrette del mare con a bordo carichi pericolosi ed equipaggi raccogliticci provenienti da Paesi poveri», aggiunge lo specialista. Per chiarire subito dopo che «i contraccolpi, in caso d'incidente, sarebbero estremamente preoccupanti anche per la fauna».

I pericoli. «La fuoriuscita di greggio colpirebbe il primo anello della catena alimentare sottomarina come le uova e i piccoli crostacei nei 400-500 metri dalla riva – chiosa il docente – Per superare uno scempio del genere dovrebbero passare decenni. Anche perché all'inquinamento sarebbero esposte molte altre specie animali. Per esempio, uccelli come i gabbiani e i cormorani». Oltre che pesci che sono soliti nuotare a pelo d'acqua come i muggini oppure nutrirsi di erbe e vegetali, come le salpe.

Balene e delfini. Se si pensa che parte dello Stretto è destinato a santuario dei cetacei e che da quelle parti vivono esemplari rari della biodiversità, si capisce ancora di più come il disastro derivante da cause di questo tipo rischierebbe di rivelarsi davvero spaventoso.

I litorali. «Ci sarebbero gravi effetti collaterali su tutti i tratti di costa compresi tra l'area occidentale del Golfo dell'Asinara e le Bocche di Bonifacio - conclude il docente dell'università di Sassari - L'intero habitat costiero potrebbe venire compromesso: come del resto è già successo a causa d’inquinamenti del passato. Uno sversamento di 30-40mila tonnellate di greggio non potrebbe che rivelarsi apocalittico per l'ambiente naturale così come per l'industria delle vacanze».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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