L’Inps chiedeva rimborsi ai malati
Il caso di Paolo Contini, operaio Sardit, morto per mesotelioma come il fratello
ORISTANO. Paolo Contini se n’è andato a 62 anni, a novembre, ucciso dal mesotelioma pleurico. Pochi mesi prima, la stessa sorte era toccata al fratello Salvatore, poco più anziano di lui, anche lui ucciso dalla stessa forma di cancro ai polmoni. Tutti e due di Santa Giusta, lavoravano alla Sardit, la fabbrica di manufatti in cemento amianto di Oristano, chiusa nel 1994, quando, l’eternit venne dichiarato fuori legge. Pochi mesi prima di morire Paolo Contini aveva contattato la redazione. Invalido ormai da anni e costretto a vivere attaccato ad un respiratore e su una sedia rotelle, si era visto recapitare una raccomandata dall’Inps che gli chiedeva indietro i soldi degli assegni di accompagnamento. Questo perchè dall’Inail riceveva un altro assegno, legato alla malattia professionale. «Se i due istituti di previdenza, che poi sono dello Stato, avessero controllato bene le carte, io in questo pasticcio non ci sarei mai finito», aveva dichiarato in quella che doveva diventare una denuncia-intervista che non diventò mai notizia. Il giorno dopo l’ex operaio della fabbrica di eternit fece un passo indietro. Telefonò per chiedere di non scrivere la sua storia, di non farne più nulla. Anche perchè nel frattempo le condizioni di salute del fratello si erano ulteriormente aggravate e forse per questo non se la sentiva di condurre una battaglia che avrebbe reso la sua vicenda pubblica. Paolo Contini, sposato, padre due figli, avrebbe dovuto restituire alcune migliaia di euro. Gli faceva rabbia che l’istituto di previdenza chiedesse indietro del denaro che per lui, ammalatosi a causa del lavoro, riteneva gli spettasse di diritto. Invece alla fine, non protestò. Forse non fece neppure in tempo a presentare ricorso contro la richiesta di rimborso. Paolo Contini alla Sardit iniziò a lavorare nei primi anni Settanta. Un lavoro da operaio per sé e per il fratello Salvatore, in una fabbrica, probabilmente per loro ebbe l’effetto di una vincita alla lotteria. I fratelli Contini, come tanti altri loro colleghi, si sentivano al sicuro, con quel lavoro. Non era così. Lo capirono solo dopo anni, quando iniziarono a diffondersi le notizie sui problemi sanitari legati alla lavorazione dell’eternit e nelle numerose aziende presenti non solo in Italia, iniziarono le battaglie degli operai. Solo dopo parecchi anni dalla chiusura dello stabilimento, scoprirono di aver respirato anche loro le micidiali fibre di amianto, sostanza che se si fissa negli organi interni, non dà scampo.
Giampaolo Lilliu, presidente dell’Associazione che riunisce gli ex esposti all’amianto e fra l’altro, anche ex collega dei due sfortunati fratelli, racconta. «Il decorso della malattia fu terribile. Salvatore, il più anziano dei due, morì circa un anno dopo che gli era stato diagnosticato il mesotelioma. Per Paolo la cosa fu più lunga: all’inizio gli curarono l’asbestosi, poi venne accertato il tumore. Una morte terribile, e chissà quanti altri casi si verificheranno ancora», è l’amara conclusione dell’ex compagno di lavoro. (m.c.)
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