«Un Governo attento all’isola ma deve esserci più dialogo»
CAGLIARI. La domanda è epocale: ma il governo Renzi è amico o nemico della Sardegna? Sull’amicizia sfegatata, qualche dubbio c’è. Eppure proprio per vicinanza di partito – il Pd è nella stanza dei...
CAGLIARI. La domanda è epocale: ma il governo Renzi è amico o nemico della Sardegna? Sull’amicizia sfegatata, qualche dubbio c’è. Eppure proprio per vicinanza di partito – il Pd è nella stanza dei bottoni a Palazzo Chigi e alla Regione – qualcosa in più c’era da aspettarselo e alcuni sono rimasti delusi. I rapporti fra le due istituzioni più di una volta invece sembrano essere schizofrenici.
Gli esempi. La firma dell’accordo sul pareggio di bilancio, che finalmente ha riconosciuto alla Sardegna molta più libertà nella spesa, è stata contraddetta poco dopo da un taglio brutale sulle entrate, 97 milioni, imposto dall’ultima Finanziaria nazionale. Imposto nonostante più di una sentenza della Corte costituzionale sostenga il contrario. C’è una trattativa in corso, ma a Roma sembra prevalere un vizio antico: a vincere è sempre il banco. Oppure c’è il confronto a singhiozzo sulle servitù militari. Dopo aver accettato, così è sembrato, il recente no della Sardegna a un nuovo accordo sullo sfruttamento di 35mila ettari, il Governo ha continuato a fare quello che fa da sempre: prendere, senza chiedere. È accaduto col rinnovo unilaterale della servitù a di Santo Stefano e l’ampliamento di Capo Teulada. C’è anche dell’altro, con i continui tentativi di svuotare se non azzerare, in sede di revisione della Costituzione, poteri e competenze dell’Autonomia. O ancora gli interventi a gamba tesa sull’ambiente: è capitato poche settimane fa con l’articolo «trivelle dovunque» nel decreto Sblocca Italia. O infine le promesse milionarie per la ricostruzione del dopo ciclone Cleopatra sfociate in ritardi infiniti, scaricabarile compreso, negli stanziamenti. Insomma, Roma è padrona o alleata?
Il Pd dice. Finora il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, ha tenuto la barra ferma sulla rotta indicata nel giorno in cui si è insediato: «Da oggi in poi esisteranno solo governi con cui la Sardegna dovrà avere corretti e autorevoli rapporti istituzionali. Ma allo stesso tempo dovrà essere pronta a rivendicare quanto le spetta o quanto le è stato negato». È una navigazione condivisa dal capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Pietro Cocco: «L’attenzione – dice – del Governo sulla Sardegna c’è ed è evidente. Le nostre istanze ora non cadono più nel vuoto, siamo ascoltati. Non serve sbattere i pugni sul tavolo per tutto, è inutile. Dobbiamo sempre trattare ma senza fare sconti di nessun tipo al Governo o al partito, perché prima di tutto noi siamo gli amministratori della Sardegna». Per il neo presidente della Commissione paritetica per lo Statuto, Francesco Sanna, deputato del Pd, «è indispensabile costruire subito una cabina di regia permanente nei rapporti con lo Stato, per gestire un programma preciso di obiettivi e progetti, dare impulso e capace anche di verificare i tempi di realizzazione. L’ultima volta che si è tentato di farlo seriamente è stato con l’intesa Stato-Regione del 2008 poi non formalizzata per la caduta del governo Prodi». Secondo Sanna, «oggi la sede di discussione e negoziato potrebbe essere proprio la Commissione partitetica. Perché è al negoziato che dobbiamo puntare, cioè all’esatto contrario di quel metodo che predilige lo scontro fine a se stesso, con grande clamore ma senza risultati». Renato Soru, segretario regionale del Pd ed eurodeputato, sostiene però che «è finito il tempo delle attenzioni particolari. Il Governo è alle prese con un problema economico di portata europea e non lo può certo affrontare se non con un visione d’insieme del caso Italia». Per poi aggiungere: «Credo che Renzi si stia comportando come il buon padre di famiglia che ha molti figli e molti problemi. Il suo obiettivo è chiaro: far uscire tutta la Nazione insieme dalla crisi senza lasciare nessun indietro e per questo continua richiamare ciascuno alle proprie responsabilità». E il rapporto con la Sardegna? «Il Governo ci sta dando una grande mano nel provare a risolvere le vertenze industriali e ci ha sostenuto quando siamo riusciti ad attirare i primi investitori stranieri». Per concludere: «Ma dobbiamo essere onesti anche nell’autocritica, perché diversi errori li abbiamo commessi noi e non a Roma ma a casa nostra».
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