Esultano 4mila docenti sardi: «È la prima rivoluzione positiva»
Soddisfatti i rappresentanti dei movimenti dei precari che per anni hanno promosso marce e sit-in Gilda e Cgil: «Decisione da applicare a tutti». Precedente anche per altri settori del pubblico impiego
SASSARI. «Arriva da Bruxelles la prima rivoluzione positiva per la scuola sarda». Lapidari i commenti a caldo nell’isola di precari storici e sindacati. Esultano 4mila tra insegnanti, bidelli, tecnici e ausiliari mai stabilizzati negli ultimi 12-15 anni. E con loro brindano tanti colleghi che sperano in un’applicazione generalizzata della sentenza europea. «Perché questo è un precedente che potrebbe essere esteso addirittura a tutto il pubblico impiego», non si stancano di rimarcare i legali che hanno seguito i ricorsi in Sardegna e parecchi specialisti della materia.
Comunque sono ancora numerosi, nell’isola, i motivi di risentimento nei confronti del governo Renzi e degli esecutivi che l’hanno preceduto. «Ho accolto la notizia con grandissima soddisfazione – commenta da Nuoro Maria Domenica Di Patre, vice coordinatore nazionale della Gilda – La nostra associazione si è costituita in giudizio davanti alla Corte europea e adesso ottiene una vittoria storica per i precari. Solo nella provincia di Nuoro ne saranno stabilizzati almeno 300, quelli per i quali noi stessi avevamo presentato ricorso». Secondo Di Patre il governo italiano «esce perdente in tutti i sensi: dovrà spendere 2 miliardi per risarcire i torti fatti subire in questi anni al personale».
Felicissimi alcuni dei professori che in questo periodo si sono battuti a fondo promuovendo sit-in di protesta , marce e presìdi contro quella che hanno sempre considerato una grave ingiustizia. «La scuola sarda ha bisogno di più insegnanti per la continuità didattica – osserva a Sassari Cristian Ribichesu, da sempre in prima fila nelle lotte – La sentenza tocca chi ha avuto incarichi per 3 anni di seguito. Ma appare estensibile ai miei colleghi che si sono trovati di anno in anno con un impegno a tempo, senza mai ottenere una cattedra definitiva». «Tra le tante iniziative assunte come movimento dei precari avevamo avviato attraverso gli avvocati 180 ricorsi nel nostro territorio e richiesto l’intervento di diversi europarlamentari», conclude sul punto Ribichesu. Contenti come lui Salvatorangelo Fancello, già di ruolo, e Angelica Ladinetti, che attende un posto garantito dal 2000. «Speriamo che almeno in questo caso ai proclami seguano fatti concreti», chiarisce il primo. «In ogni caso questa è una svolta che cambierà la nostra vita», aggiunge sempre da Sassari la sua collega mai stabilizzata.
Tra i mille problemi che pressano la scuola sarda, questo è il tema che oggi cattura l’attenzione. Ma c’è chi ancora adesso ricorda l’abbandono record degli studi nell’isola. Come fa, da Roma il presidente della commissione Affari sociali della Camera, Pierpaolo Vargiu, anticipando i risultati di un’indagine conoscitiva, per segnalare come la dispersione sia «una ferita profonda e una potenziale pesante ipoteca sul futuro». La Sardegna fa registrare il peggior risultato d’Italia. «Un record negativo», afferma il parlamentare dei Riformatori, «che possiamo combattere se la Regione metterà in campo un piano serio con risorse vere, non gli spiccioli destinati finora».
L’esito non sempre positivo di questioni riguardanti un’altra difficoltà diffusa nell’isola - l’assistenza agli studenti handicappati – spinge alla cautela nelle valutazioni della sentenza Ue una docente che attende la regolarizzazione dal 2004, Paola Bazzoni, residenza a Sassari e lavoro, provvisorio, come docente di sostegno a Valledoria. «Quella pronunciata a Bruxelles sarà davvero l’ultima parola? – si chiede – Io lo spero. Ma nell’applicazione di tanti provvedimenti ho notato spesso incongruenze e difformità. Nel caso dell’assistenza all’handicap, per esempio, la Corte costituzionale ha da tempo deciso che il rapporto debba essere 1 a 1: ossia un docente per ogni allievo. E invece spesso il ministero o l’ufficio scolastico regionale vanificano questo principio. Allora, dopo tante delusioni, ripeto la domanda: noi precari sardi saremo realmente stabilizzati come ha deciso l’Europa?».
Più convinta delle nuove chance si dice invece Marinora Di Biase, segretaria regionale confederale della Cgil con delega per la scuola. «Questo è un risultato molto importante per noi che abbiamo sempre sostenuto i precari sino ad affiancarli in Europa nelle loro rivendicazioni – attacca la dirigente sindacale – Non solo la Corte di giustizia ci dà ragione. Fissa un precedente importante per i lavoratori della scuola, non limitato agli insegnanti e al personale Ata impiegato per 36 mesi. E lo rende estensibile a tutto il pubblico impiego». «Bruxelles mostra come lo Stato italiano non rispetta il diritto comunitario – prosegue da Cagliari la rappresentante della Cgil – Non si poteva continuare col sistema di assumere-licenziare, anno dopo anno, per far fronte a esigenze strutturali di organico».
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