Galileo Galilei, il padre del pensiero moderno
Oggi a Sassari si celebrano i 450 anni dalla nascita con due conferenze Parla Guido Tonelli, protagonista della scoperta del bosone di Higgs
SASSARI. In occasione dei 450 anni dalla nascita di Galileo Galilei, il Museo Scientifico dell’Università di Sassari ha promosso, per oggi, la "Giornata Galileo. Lo scienziato, l’inquisizione, l’eredità" per ricordare l’opera e l’attualità del grande scienziato. La manifestazione , con ingresso libero, si svolgerà nell’aula magna della facoltà di scienze, in via Vienna: alle 10 si parlerà degli aspetti storici con Ugo Baldini docente emerito di Storia della scienza all'Università di Padova, la seconda, alle 16, a quelli più propriamente scientifici con Guido Tonelli, professore ordinario di Fisica Generale dell' Universita' di Pisa e ricercatore associato all' Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), uno dei principali protagonisti della scoperta del bosone di Higgs.Nel corso delle due conferenze, l’attore Sante Maurizi leggerà brani dalle opere di Galileo Galilei.
Professor Tonelli, tutti conoscono il nome di Galileo, pochi conoscono il suo valore scientifico. Qual è la lezione che ci ha lasciato?
«Galilei non è stato soltanto un grande scienziato, ha "inventato" il metodo scientifico, cioe' quella procedura rigorosa che ha permesso alla scienza di fare i progressi impressionanti che abbiamo registrato negli ultimi 400 anni. A partire da Galilei nulla è piu' rimasto come prima, con lui nasce la modernità. Il metodo scientifico galileiano è una delle maggiori rivoluzioni nella storia dell' umanità, che ha avuto e continua ad avere un impatto paragonabile, forse, solo all' invenzione del linguaggio».
Che cosa si potrebbe fare per far conoscere il pensiero galileiano nelle scuole e nelle università?
«Non c'e' una ricetta magica. Occorre un lavoro continuo e paziente. Molti insegnanti lo fanno, per passione, spesso senza alcun sostegno da parte dell' istituzione. La maniera migliore di far conoscere il pensiero galileiano è praticarlo e bisognerebbe farlo fin dalle elementari. Pesare cento chiodi con una bilancia, o misurarne la lunghezza con un calibro digitale, misurare l' oscillazione di pendoli di masse e lunghezze diverse con il cronometro che è disponibile in ogni telefonino, sono misure semplici che possono essere fatte in ogni scuola».
Nelle università straniere esiste l'ignoranza che c'è in Italia rispetto al valore di Galileo?
«No, decisamente. Le posso citare il gioco che mi diverto a fare quando incontro colleghi di universita' straniere prestigiose. La gente del MIT di Boston mi cita le decine di premi Nobel che affollano le loro aule, ed io ascolto. I colleghi di Cambridge o della Royal Society inglese raccontano di Isaac Newton ed io ascolto. Per mettere tutti a tacere mi basta citare alcuni degli appunti di lavoro scritti da Galilei quando faceva i suoi esperimenti a Pisa. Non c'e' gara. Tutti riconoscono Galilei come padre fondatore della scienza moderna».
Che cosa è stato fatto in Italia per i 450 anni della nascita dello scienziato?
«A Pisa, per esempio, ci sono state celebrazioni e tanti incontri e conferenze. Quello che e' mancato semmai e' un evento internazionale, organizzato a Roma e seguito dai grandi media: un' altra occasione perduta».
Che cosa rimane del metodo galileiano?
«In una parola tutto. L' idea che lo scienziato che cerca di dare una spiegazione ad un fenomeno naturale sviluppa una congettura, consistente logicamente e coerente con tutte le conoscenze sviluppate fino a quel momento, e poi ne verifica le conseguenze in maniera sistematica. Se trova che mille o centomila risultati sperimentali confermano la congettura, la usa, temporaneamente, come spiegazione; il giorno in cui anche un solo risultato non coincide con le previsioni, abbandona la congettura e costruisce una nuova teoria, più generale e più raffinata della congettura iniziale, capace di contenerla come caso particolare. È grazie a questa processo che si sono realizzate rivoluzioni scientifiche come la meccanica quantistica e la relativita' generale per arrivare fino allo sviluppo del Modello Standard ed alla scoperta del bosone di Higgs».
Proviamo a lavorare di fantasia: quale scoperta della fisica potrebbe stupire di più Galileo se fosse vivo oggi?
«Qui si entra davvero nel campo delle ipotesi arbitrarie. Galilei ha cominciato la sua attivita' scientifica a Pisa interessandosi della gravità. Poiché la caduta dei gravi era troppo rapida per poter essere studiata con le tecniche a disposizione alla fine del '500 ha " costruito in laboratorio" esperimenti di caduta "rallentata" dei gravi come sono il piano inclinato e il pendolo. Lo studio di questi fenomeni gli ha permesso di stabilire le leggi fondamentali della dinamica prima di Newton e di enunciare il principio di relatività, con una formulazione generale così accurata da poter essere considerata una anticipazione rigorosa di quanto ai primi del '900 hanno teorizzato prima Poincaré poi Einstein. La cosa che mi incuriosisce è che tuttora, a distanza di 400 anni, la gravità, la più comune delle forze, resti ancora un oggetto misterioso. Sono sicuro che Galilei ne rimarrebbe stupito e, forse, si metterebbe subito a lavorare per conciliarla con la meccanica quantistica».
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