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Zio e nipote uccisi da un commando di killer nell’ovile

Zio e nipote uccisi da un commando di killer nell’ovile

«Sì, mentre quella mattina cercavo di scampare alla morte fuggendo lontano dal pick up, vidi due persone correre, una cercò di seguirmi, mi sembrava giovane. Ho pensato subito fosse Salvatore Brundu,...

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«Sì, mentre quella mattina cercavo di scampare alla morte fuggendo lontano dal pick up, vidi due persone correre, una cercò di seguirmi, mi sembrava giovane. Ho pensato subito fosse Salvatore Brundu, eravamo compagni di scuola». Angelo Bacciu, fratello di una delle vittime, è stato uno dei principali accusatori di Brundu.

Ed è sempre Brundu che Angelo Bacciu, scampato miracolosamente all'agguato, dal banco dei testimoni ha indicato come la persona «che mi seguiva mentre io cercavo di scappare».

All'alba di quel 29 aprile 2011 un commando composto da tre persone aprì una pioggia di fuoco sul pickup a bordo del quale c'erano Antonio Bacciu (che era alla guida), gli altri due fratelli, Gian Marco e Angelo e il loro zio Giovanni Battista. I pallettoni uccisero zio e nipote, Angelo invece riuscì a fuggire mentre Gian Marco si stese accanto al corpo dello zio e si finse morto: fu questa la sua salvezza.

Da subito le indagini dell'Arma avevano acceso un faro sulle dispute tra famiglie per accaparrarsi pezzi di terra a uso civico dove collocare le proprie aziende agricole. Individuato il movente, a fornire un supporto probatorio – questa era almeno la convinzione degli inquirenti – ci sarebbero stati i dialoghi e persino i monologhi degli imputati intercettati dalle cimici. Ma per i giudici la verità è una soltanto: i tre sono innocenti. (na.co.)

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