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il doppio blitz Nel sulcis

Prima la tappa dagli operai Alcoa poi le lacrime fra le minatrici

Prima la tappa dagli operai Alcoa poi le lacrime fra le minatrici

IGLESIAS. Emozionato, non tanto per il regalo, un caschetto bianco, e neanche quando è entrato (sarà stata la sua prima volta?) in una galleria lunga, profonda e buia. Graziano Delrio si è commosso...

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IGLESIAS. Emozionato, non tanto per il regalo, un caschetto bianco, e neanche quando è entrato (sarà stata la sua prima volta?) in una galleria lunga, profonda e buia. Graziano Delrio si è commosso quando una delle 37 operaie dell’Igea che occupano la miniera, gli ha detto: «Sono da sette giorni che vedo mio figlio solo attraverso le sbarre del cancellata di Villamarina».

Lui che ha nove figli, in quel momento si è passato con eleganza una mano sul viso per nascondere un inizio di lacrime. Tutta l’umanità del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ex sindaco di Reggio Emilia, è diventata pubblica in quel colloquio. È per questo che, all’uscita dal faccia a faccia a lume di lanterna, insieme al presidente della Regione, Francesco Pigliaru, ha implorato le ribelli.

Ha chiesto a ognuna di loro: «Mi promette che oggi o domani ritornate tutte a casa?». Forse si aspettava un sì spontaneo dopo aver giurato che «i finanziamenti per le bonifiche arriveranno e l’impegno dello Stato sarà massimo per restituire un futuro al Sulcis-Iglesiente». Ma le guerriere gli hanno risposto con un più cauto: «Vedremo. Prima vogliamo capire quando ci saranno pagati gli stipendi arretrati. Altrimenti da qui noi non andremo via». Le stesse parole erano state consegnate poco prima all’assessore all’industria, Maria Grazia Piras, che s’era avvicinata all’inferriata presidiata. Fra una parte e l’altra di quel mondo tutto al femminile, doveva esserci «lo scambio del gesto di pace», come voluto dal vescovo che celebrava la messa in onore di Santa Barbara, la patrona dei minatori.

Ma con delicatezza le operaie hanno convinto l’assessore a passare anche lei al di là del pesante cancello: in quell’attimo sì che le lacrime sono scivolate lente sui quei visi avvolti nei passamontagna. Lo smarrimento di Delrio è stato certo molto più segreto e intimo, perché da quando è arrivato in fondo alla galleria, insieme a Pigliaru, si è messo subito a parlare di quanto vuole fare: «Dobbiamo prendere esempio dalla Germania dove una società pubblica proprio con le bonifiche non solo ha salvato l’ambiente, ma realizzato anche un bel po’ di utili». Secondo il viceministro, lo stesso «dobbiamo riuscire a fare nel Sulcis». Secondo la sua ricostruzione, i finanziamenti ci sono e appena il commissario dell’Igea, nominato dalla Regione, avrà risolto l’emergenza degli stipendi arretrati, «dobbiamo far partire subito i cantieri in cui, state tranquille, lavorerete voi e tutti gli altri operai che vi sostengono nel piazzale».

È questo l’impegno che Delrio ha preso in quell’antro dove poco prima Santa Barbara era stata festeggiata con una torta arrivata ancora calda dall’ex foresteria di Monteponi. In quel confronto Delrio ha parlato come «se fossi un vostro fratello e vi giuro che non sono qui a promettere l’impossibile». Certo, forse mentre parlava ha avuto anche questo pensiero: avesse organizzato la missione nel Sulcis poche ore prima, sarebbe stato lui e non un inviato della trasmissione le Iene, il primo estraneo a entrare nella miniera occupata. Pazienza, anche da secondo Delrio ha fatto la sua parte e l’applauso finale con cui l’hanno salutato, è stata la conferma che qualcosa di molto importante l’aveva fatto e detto. Così come poco prima, ancora con parole semplici ma significative, era riuscito a convincere gli operai dell’Alcoa che «presto potrebbe esserci un futuro anche per voi». Di fronte a chi da 200 giorni presidia le ciminiere spente di Portovesme, il sottosegretario si è lasciato andare a un ottimismo discreto: «La trattativa fra gli americani che vogliono vendere e la Glencore, il possibile acquirente, è ben avviata. Poi il trasferimento in America degli incontri, è un altro segnale positivo». All’inizio preoccupati, i sindacati gli hanno concesso ancora fiducia soprattutto dopo aver sentito: «Con la Regione – sono state le parole del sottosegretario – abbiamo raggiunto l’impegno che per i prossimi dieci anni le multinazionali che arriveranno nel Sulcis, avranno l’energia a prezzi competitivi».

Anche questo è un altro passo avanti per ridare speranza a una terra disperata. A tirare per primi un sospiro di sollievo sono stati il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Pietro Cocco, i sindacalisti e soprattutto la pattuglia di sindaci presenti a Portovesme e anche a Monteponi: «Il nostro territorio ha bisogno di credere che c’è un futuro per tutti». Delrio l’ha promesso con voce sicura: «Vi restituiremo la dignità del lavoro». A tutte le donne e a tutti gli uomini di buona volontà. (ua)

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