Barracciu insiste: colpa del mio staff
«Conosco la differenza fra Sebastiano e Salvatore Satta». Il convegno a Nuoro
NUORO. «Una gaffe che non mi ha fatto chiudere occhio la notte scorsa. Ma chi mi conosce non mette sicuramente in dubbio che so benissimo chi siano Salvatore e Sebastiano Satta», così Francesca Barracciu, sottosegretario del ministero dei Beni culturali, ha commentato ieri a Cagliari la clamorosa svista che il giorno precedente, durante le celebrazioni del poeta Sebastiano Satta al teatro Eliseo a Nuoro, l’aveva portata a confondere tra loro i due intellettuali nuoresi, ma soprattutto ad attribuire la paternità del “Giorno del giudizio”, il più famoso romanzo del Satta giurista e scrittore, cioè Salvatore, all’autore dei “Canti barbaricini”, appunto il poeta Sebastiano Satta. E dopo che Vassili Casula, l’addetto stampa del viceministro, si era assunto ogni colpa della gaffe, la Barracciu ieri ha continuato a respingere ogni responsabilità sull’episodio: «Una situazione dovuta a una leggerezza del mio staff. Non ho potuto scrivere io l'intervento per i saluti perchè impegnata in questi giorni a Lisbona. Mi è dispiaciuto, ma ora sono più serena. Chi mi conosce e conosce il mio percorso di studi non mette sicuramente in dubbio che so benissimo chi siano Salvatore e Sebastiano Satta», ha detto, anche se il pubblico venerdì al teatro Eliseo è rimasto sorpreso e perplesso per quanto accaduto..
Archiviato il caso Barracciu, che ha monopolizzato, almeno dal punto di vista mediatico, l’attenzione sul convegno, ieri i lavori sono proseguiti nella mattinata con alcuni interventi che hanno posto in luce aspetti salienti della personalità e dell’opera di Sebastiano Satta.
Coordinati da Paolo Pillonca, sono intervenuti Maurizio Virdis («Approcci a una poetica di Sebastiano Satta), Ermanno Paccagnini («Satta nella letteratura italiana»), Dino Manca («Sebastiano Satta e il conflitto dei codici: scrittori e poeti sardi tra due lingue»), Tania Bauman («Satta e Deledda: sguardi diversi sull’isola»). Di particolare interesse, prima della conclusione dei lavori affidata a Nicola Tanda, profondo conoscitore dell’opera di Sebastiano Satta, l’intervento dell’avvocato Gianni Sannio, che ha tracciato un ricordo di Satta come grande penalista, principe del foro di Nuoro in un momento di grandi tensioni sociali. Erano gli anni degli arresti in massa, della “Caccia grossa” che portò in carcere 378 persone («ma solo 16 vennero rinviate a giudizio», ha ricordato Sannio), con 420 omicidi tra il 1898 e il 1899 e ben 197 latitanti alla macchia.
Marcello Fois ha raccontato, come aveva fatto in precedenza su queste pagine nei giorni scorsi, cosa lo ha affascinato del poeta e avvocato così da sceglierlo quale protagonista di tre suoi romanzi nei quali Bustianu veste i panni dell’investigatore. Particolarmente apprezzate le letture degli attori Giovanni Carroni e Gavino Poddighe e l’esibizione del Tenore Nugoresu Populos.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
