La Nuova Sardegna

«Noi detective privati da uomini ombra a rivelatori di segreti»

di Andrea Massidda
«Noi detective privati da uomini ombra a rivelatori di segreti»

I misteri di una professione rivoluzionata dalle tecnologie Ecco com’è organizzata nell’isola la rete d’investigazioni

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SASSARI. C’è il figlio in cerca del padre che non ha mai conosciuto, ma anche il padre che, proprio perché conosce bene il figlio, vuole sapere se davvero va a scuola ogni giorno e quali ambienti frequenta la sera. Poi c’è il manager disposto a qualsiasi cosa pur d’incastrare quel collaboratore che, ne è quasi certo, rivela i brevetti ai concorrenti, e c’è la donna tempestata da telefonate mute e lettere anonime, il marito con il tarlo del tradimento e l’imprenditore con il fortissimo sospetto che un dipendente in malattia se la spassi alla faccia sua e del medico fiscale. C’è insomma un po’ tutta l’umanità con i propri dubbi, le proprie insicurezze e le proprie ansie tra i clienti abituali dei detective privati. Senza contare le compagnie d’assicurazioni, terrorizzate all’idea di subire una frode. Così, per i Sherlock Holmes italiani, i casi in cui ficcare il naso non mancano mai. Nemmeno in Sardegna, nemmeno in tempi di crisi economica: attualmente nell’isola sono in piena attività circa venti agenzie investigative con regolare autorizzazione, tutte concentrate nei capoluoghi e a Macomer.

Luoghi comuni. Ma come si diventa investigatori privati? Quali sono i segreti di questo singolare mestiere? E quanto costa commissionare un’indagine? Tutte domande che agli appassionati di legal thriller possono sembrare dalla risposta scontata. In realtà non è esattamente così. Anzi, andando a indagare su chi indaga si possono fare scoperte curiose. E non solo perché l’Italia non è l’America. Spesso vittima di luoghi comuni e di immaginari collettivi legati a figure improbabili del fumetto o della tivù, l’investigatore privato è invece parte integrante di quel processo nato nel 1989 con l’introduzione del nuovo codice di procedura penale che ha tra i principali obiettivi il bilanciamento tra accusa e difesa. Ed è una professione serissima che mira alla ricerca della verità.

Il sacro fuoco. Quarantaquattro anni, un passato nei carabinieri iniziato con il servizio di leva e poi prolungato per un po’, Gavinuccio Mandibola è il dominus della Iri srl, un’agenzia investigativa sassarese che opera nel territorio regionale ma anche oltre Tirreno. Dietro la scrivania del suo studio, a dimostrare un mai cessato attaccamento all’Arma, campeggia l’immagine incorniciata di Vittorio Emanuele I di Savoia, che nel giugno del 1814 - quando la corte era a Cagliari - pensò di dar vita al fedelissimo corpo militare. «Devo molto ai carabinieri - ammette -, grazie a loro ho imparato a sapermi confrontare con la realtà quotidiana, a dialogare con persone coltissime o molto ignoranti, con uomini onesti o con malviventi. Uno stile utile non tanto a carpire informazioni, quanto a cogliere lo stato d’animo di una comunità. Poi, ovvio, apprendi come si acquisiscono le notizie e come si analizzano».

Dalle caserme ai bar. Una volta dismessa la divisa Mandibola si accorge che dentro di lui cova ancora il sacro fuoco dell’investigazione. Accade a tanti suoi colleghi. «Subito dopo il congedo - racconta - ho avuto la grande fortuna di fare l’apprendistato accanto a un bravissimo detective privato romano, un tipo che amava le indagini tradizionali. La nostra era una vita fatta di giri notturni nei locali fumosi della capitale e di attese infinite dentro un’automobile per monitorare i più svariati obiettivi. Perché una cosa è muoversi con il tesserino, cioè con un’istituzione alle spalle - spiega -, un’altra è agire da privato, quando rappresenti soltanto te stesso: va da sé che nel secondo caso è molto più complicato accedere a fonti e documenti».

Traditi e traditori. «Solitamente - continua Gavinuccio Mandibola - la gente ci identifica come cacciatori di corna, ma i tradimenti tra marito e moglie sono soltanto una parte, e nemmeno troppo rilevante, del nostro lavoro. Di questi tempi, semmai, più che di infedeltà coniugale ci occupiamo di infedeltà aziendale. Un esempio? Qualche mese fa un imprenditore si è rivolto alla nostra agenzia convinto che un suo dipendente in malattia da tempo stesse in realtà benissimo. Risultato: aveva ragione il datore di lavoro. Sono bastati pochi appostamenti con foto e filmati per dimostrare che il suo operaio, impossibilitato a spostare pesi come da certificato medico, invece di pensare a guarire passava la giornata a costruirsi la casa di campagna, trasportando sacchi di cemento e spingendo carriole».

I sinistri del parafango. Ma l’attività va ben oltre le vicende di falsa indisposizione. «Talvolta - chiarisce Mandibola - ci viene chiesta un’indagine sui redditi dell’ex coniuge, anche per verificare se il suo conto in banca e lo stile di vita sono coerenti con l’assegno di mantenimento che versa, poi è richiesta anche la bonifica degli uffici da eventuali cimici o l’attività di controspionaggio». In Sardegna, tuttavia, essendo poche le grandi industrie, la maggiore fonte di reddito sono le compagnie di assicurazioni: «Ci chiedono di far luce su quelli che in gergo chiamiamo sinistri del parafango, cioè i finti tamponamenti finalizzati a ottenere un risarcimento per un’ammaccatura che ci si è procurati da soli - racconta l’esperto - e curiosamente molti li riscontriano nel Goceano, in Barbagia e in Ogliastra. Nelle zone prossime ai grandi centri urbani la frode assume invece dimensioni ben più ampie, così c’è il tipo che si inventa il furto dell’auto, quello che simula l’incendio di un magazzino o quell’altro che gonfia i danni subiti in chissà quale occasione».

Licenza con laurea. L’autorizzazione a condurre indagini private di polizia è rilasciata dal ministero dell’Interno attraverso i prefetti. Non esiste un albo, ma i requisiti professionali minimi e le capacità tecniche previsti per ottenere la licenza sono descritti nel decreto 269 del primo dicembre 2010: per esercitare è necessaria una laurea triennale in Economia, Psicologia o Giurisprudenza e aver svolto un apprendistato di almeno tre anni. La licenza va esposta in bella mostra nell’ufficio.

Il prezzo del dubbio. Ma quanto costa togliersi un sospetto grazie a un detective? «I prezzi - chiarisce Mandibola - sono stabiliti da una tabella affissa nelle prefetture e vanno da 60 a 80 euro per un’ora di lavoro, con un minimo di quattro ore al giorno. Naturalmente - conclude - si tratta del costo base, perché le cifre aumentano se la prestazione viene richiesta di notte o nei festivi, poi vanno aggiunti i rimborsi di trasferta». Anche i dubbi hanno un prezzo, dunque. Ma a volte toglierseli può portare a grandi risparmi. (Continua)

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