Marchio sardo, modifiche in aula
Udc, Psd’Az e Zona Franca contrari ai ritocchi apportati alla legge
CAGLIARI. Non piacciono alle opposizioni le modifiche alla legge su agro-biodiversità e marchio collettivo dei prodotti sardi approvata lo scorso 7 agosto e impugnata dal governo davanti alla Corte costituzionale. Secondo i consiglieri della minoranza Modesto Fenu (Zona Franca), Gigi Rubiu (Udc) e Angelo Carta (Psd'Az) con le variazioni introdotte «il consiglio regionale ha abdicato alle sue prerogative rinunciando a esercitare le potestà previste dallo Statuto in materia di agricoltura». «Le correzioni snaturano il provvedimento - attacca Fenu - La maggioranza ha accettato le imposizioni dell'avvocatura dello Stato che impediranno di valorizzare i nostri prodotti tipici». Secondo l'esponente della Zona Franca, la nuova normativa consentirà alle aziende non sarde di ottenere l'uso del marchio per la produzione di prodotti nostrani senza che la Sardegna possa opporsi. «L'assemblea aveva due strade alternative: applicare il regolamento comunitario o creare un marchio di qualità da dare in uso a un soggetto privato. In questo modo si sarebbe scongiurata l'impugnativa dello Stato - argomenta Fenu - Purtroppo l'emendamento da noi proposto è stato respinto dall'aula che ha deciso di accettare supinamente le imposizioni dello Stato italiano».
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