Per Lai e Balia sentenza il 21 gennaio
Interrogati in tribunale i due ex consiglieri regionali accusati di peculato. Hanno restituito i soldi ricevuti dal gruppo misto
CAGLIARI. Finiti a giudizio, gli ex consiglieri regionali Renato Lai e Peppino Balia hanno restituito i soldi del gruppo misto 2004-2009 che la Procura contesta loro nel capo d’imputazione. Solo che nel frattempo, sulla scia delle inchieste giudiziarie, le norme sono cambiate e i gruppi consiliari non incassano più un euro. Così quelle somme - Lai 24 mila euro, Balia 30 mila - galleggiano in un conto del Banco di Sardegna, una sorta di conto di nessuno, in attesa che al palazzo di via Roma si decida cosa farne. È un conto piuttosto ricco, perché contiene anche gli stipendi extra - per l’accusa illegali - che altri ex onorevoli hanno scelto di far tornare in mani pubbliche dopo che la Procura li ha accusati di peculato aggravato. Accusa che resta in piedi malgrado il rientro del denaro, ma con riflessi scontati sull’eventuale calcolo della pena: chi ha restituito avrà un’attenuante in più.
Abbandonata subito la linea difensiva del silenzio, Lai e Balia hanno risposto ieri davanti al tribunale presieduto da Mauro Grandesso alle domande del pm Marco Cocco. La loro posizione era stata stralciata da quella degli altri quindici imputati nel processo principale. Formalmente quindi l’udienza di ieri era articolata in due dibattimenti paralleli, che si sono conclusi nella stessa giornata: il 21 gennaio il pm Cocco farà le sue richieste per entrambi gli imputati, poi parola alla difesa e sentenza, la prima del giudizio ordinario.
L’esame di Lai è durato mezz’ora: l’ex consigliere gallurese, un medico ospedaliero protagonista di una breve avventura politica durante la legislatura Soru, era riuscito a entrare nella massima assemblea elettiva sarda dopo una battaglia giudiziaria contro Andrea Biancareddu. Rieletto alla legislatura successiva, ha ammesso di aver incassato i famosi 2500 euro al mese che in base alla delibera del 1993 pensava di non dover rendicontare: «Così mi avevano detto - ha spiegato ai giudici, sollecitato anche dal difensore Anna Maria Busia – e sapevo bene che quei soldi non dovevano essere usati per finalità personali». Una convinzione radicata, malgrado - ha detto l’ex consigliere - qualche volta la somma mensile gli venisse accreditata come «emolumenti». Nel corso del procedimento Lai ha consegnato alla Procura documenti di spese - studi e ricerche, convegni, aggiornamento - che per la difesa dimostrerebbero come i fondi del gruppo siano stati spesi per scopi istituzionali: «Alla fine però, lo scorso 24 ottobre, ho deciso di restituire quanto la Procura mi ha contestato. Per me la politica è un capitolo chiuso».
Più articolata la difesa di Balia, onorevole di lungo corso, che nel procedimento sui fondi ai gruppi è comparso prima come testimone e solo nella seconda fase nelle vesti di indagato. Confermato su richiesta del pm Cocco il contenuto degli interrogatori e della memoria difensiva depositata l’8 luglio 2010, oltre che le otto cartelle piene di documentazione di spese compiute nel periodo al centro del processo, l’esponente socialista ha subito precisato di aver restituito i soldi: «Per me - ha spiegato al tribunale - quelle spese erano pienamente legittime e previste dalla delibera del consiglio regionale, ma preso atto delle valutazioni della Procura ho scelto di restituire tutto per ragioni di etica politica e personale». Sollecitato dalle domande dei difensori Benedetto Ballero e Maurizio Scarpato, l’ex consigliere ha riferito di aver svolto per anni il ruolo di capogruppo nelle legislature che hanno preceduto quella del 2004, senza mai derogare all’obbligo di rendicontazione e con notevoli avanzi di bilancio. L’orientamento di Balia è necessariamente cambiato quando ha dovuto far parte del gruppo misto: «Era difficile assumere iniziative comuni fra consiglieri di provenienza diversa e anche opposta - ha spiegato Balia - così ciascuno riceveva una dotazione finanziaria uguale a quella di tutti gli altri, da usare per attività istituzionali». Balia - ha ricordato - ha incassato i soldi solo nella prima parte del periodo trascorso al gruppo misto: «Poi - ha spiegato - chiesi al capogruppo Giuseppe Atzeri di ricevere le mie documentazioni di spesa e lui le prese. Non so che fine abbiano fatto, comunque io le ho consegnate».
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