La Nuova Sardegna

TEMPIO

Nella casa della strage c’è solo il Dna di Frigeri

di Giampiero Cocco
Nella casa della strage c’è solo il Dna di Frigeri

Analizzati centinaia di reperti, nessuna traccia di altri possibili killer. L’antennista avrebbe ucciso padre, madre e figlio per un’auto non restituita

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TEMPIO. L’acido desossiribonucleico, il Dna trovato su cavetti, sedie, nella cucina, su una lattina di Red Bull e negli abiti intrisi di sangue gettati dentro il contenitore della biancheria per la lavatrice, ha tradito Angelo Frigeri, il presunto assassino di Giovanni Azzena, della moglie Giulia Zanzani e del loro figlioletto Pietro, di appena12 anni. Il Dna dell’antennista è l’unica traccia umana che i carabinieri del Ris di Cagliari hanno trovato, copiosamente, nell’abitazione e sul cavetto elettrico utilizzato per strozzare le tre vittime, oltre che sul pezzo di stoffa (un fazzoletto) con il quale era stato imbavagliato Giovanni Azzena per impedirgli di gridare.

Il triplice omicidio è avvenuto a Tempio il 17 maggio di quest’anno e, secondo le intenzioni di Angelo Frigeri, ogni traccia di quell’assurdo delitto sarebbe dovuta scomparire in un rogo che doveva essere appiccato a notte inoltrata, simulando un’improbabile quanto puerile corto circuito. La scoperta dei cadaveri da parte dei familiari di Giulia Zanzani e Giovanni Azzena fece andare a monte il piano criminale.

Le risultanze delle ricerche del Dna sulle centinaia di reperti che furono posti sotto sequestro nelle ore immediatamente successive alla scoperta della strage sono state trasmesse, nei giorni scorsi, dagli investigatori scientifici dell’Arma dei carabinieri al magistrato inquirente, il sostituto procuratore della Repubblica Angelo Beccu. Il magistrato, che si appresta a chiudere il caso in tempi brevissimi (entro e non oltre il prossimo mese di gennaio 2015) non ha rilasciato alcuna dichiarazione in proposito. Ieri, nel corso dell’incidente probatorio davanti al gip di Tempio Marco Contu, i periti informatici che debbono estrapolare alcuni fotogrammi dai filmati a circuito chiuso delle telecamere interne ed esterne al bar Orientale (che riprendono via Villamarina a Tempio, teatro della strage) e dare una sequenza temporale alle diverse centinaia di Sms e foto estratte dai cellulari sequestrati al presunto assassino, quelli in uso alle sue tre vittime e alla fidanzata di Angelo Frigeri, hanno chiesto una ulteriore proroga per poter completare il loro incarico, richiesta alla quale hanno dato la loro adesione sia il legale d’ufficio di Angelo Frigeri, l’avvocato tempiese Alessandro Fresu che il pm Angelo Beccu.

Il presunto assassino, che dal 20 maggio scorso si trova agli arresti nel carcere di Bancali, a Sassari, dopo la revoca dell’incarico al suo quarto avvocato, il penalista nuorese Giovanni Colli, si è chiuso in un mutismo assoluto. Il giovane, al momento del fermo, aveva inizialmente raccontato al capo della Procura Domenico Fiordalisi e al titolare dell’inchiesta Angelo Beccu che a compiere la strage erano stati due napoletani i quali avevano conti in sospeso con Giovanni Azzena. Una pista subito archiviata dagli investigatori che andarono a verificare anche l’alibi di ferro fornito da un operaio tempiese tirato in ballo, sempre come autore della strage, da Angelo Frigeri in una delle tre versioni fornite sulla strage, alla quale l’antennista ha sempre sostenuto d’aver partecipato passivamente, da comprimario. Le perizie sul Dna ritrovato su centinaia di reperti inchioderebbero il giovane come unico responsabile di quella assurda strage causata dalla spasmodica volontà di rientrare in possesso della sua Golf Nera, auto che Giulia Zanzani non gli voleva più restituire.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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