L'illusione tra magia e sentimento
“Magic in moonlight”commedia romantica di Woody Allen
Wei Ling Soo, alias Stanley Crawford, alias Colin Firth, protagonista dell’ultimo film di Woody Allen, “Magic in Moonlight”, è un illusionista inglese, celebre e ricco non solo in ragione delle sue abilità “da palcoscenico”, ma anche perché ricercatissimo come “smascheratore” di sedicenti spiritisti e telepatici. Ambientato alla fine degli anni Venti in Costa Azzurra, il personaggio viene quasi sfidato “a singolar tenzone” dalla giovanissima “medium” Sophie, piacente ed effettivamente capace di mettere nel sacco il suo avversario. Salvo che ciò che li lega, alla fine, non è il soppranaturale, ma, più praticamente, il sentimento. Settimo film europeo di Allen – la Costa Azzurra vale i romanzi di Maugham, così come la Parigi di “Midnight in Paris” esponeva Hemingway e la generazione perduta – è una commedia che si porta dietro, per ispirazione generale, un bel pezzo della filmografia dell’autore newyorchese, sia come “topoi” scenici (l’illusionismo compare spesso nei suoi film), sia come poetica del sentimento, vera trasfigurazione dell’uomo razionale che ha pur sempre bisogno delle illusioni. Scritto con grande attenzione al tempo storico, contornato di figure buffe (l’amico che sembra il sosia del vero Allen, il ragazzo innamorato con l’ukulele sempre in mano), il film, in qualche modo, cancella, speriamo provvisoriamente, la dipendenza dell’autore dal grande Cechov, per inoltrarsi pericolosamente proprio nella commedia europea. Insomma, ciò che manca al film è proprio l’intromissione di trovate comiche, capaci di alleggerire quel tanto di serietà che proprio Colin Firth, con la sua presunzione razionalista, si porta dietro. Non c’è alcun dubbio che sia un film di Woody Allen, e si può quindi perdonare , una eccessiva fiducia nella ripetizione degli schemi della sua straordinaria commedia umana.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google