La Nuova Sardegna

Quando morirò toglimi dai social

di Lolla Spano
Quando morirò toglimi dai social

Basta con quelli che si sentono in dovere di dire la loro su tutto

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Quando morirò cancellatemi dai social, ve lo chiedo per favore. Custodirò le mie password e lascerò un bigliettino per farvele trovare a tempo debito: chiudete il mio account Facebook, quello YouTube, Instagram, Twitter e tutti gli altri social che avrò "accumulato" negli anni.

Non vorrei mai che, una volta morta, sotto la mia foto spuntassero uno dopo l'altro gli umoristi dell'ultimo minuto, i comici di Zelig mancati, quelli che si sentono così anarchici e fuori clichè da forzare anche il black humor più spinto. Li vedi vagare sui social, con la bava alla bocca, partecipano a una gara immaginaria a fare la battuta più sconveniente, eccitati all'idea che qualcuno metta loro "mi piace" per finire in cima col commento più cliccato.

Che soddisfazione, cose da raccontare ai propri nipoti: «Sai quella volta che è morto Mango, il cantante, ho fatto una battuta da vero anarchico e ho ricevuto ben 157 mi piace, 34 commenti, di cui tre foto con il meme di Barack Obama e la scritta "date una medaglia a quell'uomo"».

Questa è una delle (tante) facce del web, fra il nauseante buonismo e la frustrazione sfogata sulla tastiera; tra le battute maschiliste e i commenti delle persone che non riescono più a contestualizzare ciò che scrivono, ovattate dalla presenza del monitor a fare da filtro fra loro e la realtà. Schiavi di questa impellente necessità del commento a tutti i costi e in tutti i casi, come se la nostra opinione fosse indispensabile, come se il solo essere in possesso di un computer ci desse il diritto di dispensare raggelanti giudizi e consigli di vita. Nascondendoci il più delle volte con la classica scusa "sono personaggi pubblici, è giusto giudicarli", come se loro fossero sprovvisti di occhi per leggere quegli scempi e di una coscienza con cui fare i conti prima di dormire come tutti gli altri.

Privi di onestà intellettuale e di un freno a mano immaginario che impedisca loro di dire pubblicamente a una madre che ha appena perso la figlia, che forse dovrebbe smetterla di andare in tv e occuparsi di più della sua bambina; o che impedisca di cliccare ossessivamente sul video che mostra gli ultimi istanti di vita di un artista: clic-play, clic-play, tanto da farlo svettare in cima alle classifiche dei video più visti, a fianco al medley di canzoni natalizie e ai gattini che giocano.

Li aspetterei al varco, tutti questi giudici e brillanti umoristi, per vedere se a parti invertite si dimostrerebbero altrettanto sportivi.

Secondo me non scenderebbero nemmeno in campo.

Mi raccomando, quando morirò cancellatemi dai social, perché non potrò difendermi da questa crudeltà in "versione beta".

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