Il business milionario delle bonifiche mai fatte
Solo due giorni fa la Regione ha stanziato oltre 5 milioni di euro per gli stipendi La società ha 270 dipendenti ma non è chiaro neanche quali siano i suoi compiti
IGLESIAS. Solo due giorni fa la Regione ha stanziato un fondo straordinario per pagare otto mesi di stipendi arretrati per i 270 lavoratori Igea. Poco prima la giunta Pigliaru ha destinato 3 milioni e 545 mila euro per l’incentivo all’esodo dei dipendenti. Due provvedimenti tampone per consentire all’Igea di continuare la sua lenta agonia. La società, che dovrebbe fare bonifiche, ma non è mai riuscita neanche a iniziarne una, è in liquidazione. Igea, suo malgrado, diventa un simbolo delle società partecipate dalla Regione. Una struttura che ha bisogno di continue iniezioni di denaro. Che galleggia più per incapacità della politica di risolvere le difficoltà che attraversa il sistema economico del Sulcis, che per una reale volontà di realizzare il suo core business: la bonifica dei siti minerari.
Igea è controllata al 100 per cento della Regione, nata nel 1998 dalla fusione delle principali società minerarie del settore metallifero, ereditando i lavoratori delle aziende di origine e oltre 60 concessioni minerarie. Nei primi sette anni della sua esistenza Igea si è occupata della custodia delle concessioni e delle proprietà immobiliari. Migliaia di fabbricati. Ma anche delle manutenzioni, della messa in sicurezza e del ripristino ambientale nelle aree di Monteponi, Campo Pisano, San Giovanni, Arenas, Ingurtosu. L’Igea ha ideato, progettato e realizzato i siti minerari turistici di Porto Flavia, Grotta Santa Barbara, Galleria Henry, Galleria Villamarina, Funtana Raminosa, Sos Enattos. Ma nel 2006 la Giunta regionale cambia rotta. Stabilisce che l'Igea si deve occupare solo di bonifiche ambientali, abbandonando il suo impegno al recupero dei fabbricati. Nel dicembre del 2009 la società diventa organismo in house della Regione chiamata a svolgere attività di messa in sicurezza, studi, ricerche, rilevamenti geologici, rilievi idrogeologici, gestione del patrimonio immobiliare e custodia del patrimonio storico minerario. Da giugno 2011 l'azienda inizia ad avere difficoltà in termini organizzativi e di attività. L'azienda continua a operare senza un progetto. La gestione per molti aspetti discutibile degli ultimi anni ha portato l'azienda a inseguire in modo disordinato i vari impegni assunti con la stipula di tante convenzioni con gli assessorati Ambiente e Industria. I problemi dovuti alla carenza di personale, le difficoltà di attività di custodia e mantenimento delle concessioni minerarie; non curare nel modo dovuto le modifiche organizzative per affrontare il futuro dell'azienda. Una scenario generale che ha favorito una cattiva gestione negli anni portando Igea al tracollo finanziario dell'azienda, nonostante fosse soggetta come scritto nello statuto a poteri di direzione e controllo da parte della Regione. Con un risultato non poco trascurabile: Igea non ha mai fatto bonifiche nonostante negli anni abbia cercato di perseguire questa finalità. Difficoltà di applicazione al settore minerario della normativa nazionale sulle bonifiche ambientali hanno ritardato gli iter autorizzativi delle proposte progettuali aziendali. L’Igea oggi è in liquidazione ha una struttura che comprende 70 impiegati amministrativi, circa 50 impiegati tecnici e circa 140 operai con difficoltà nel continuare l'attività con le attuali convenzioni stipulate fra Igea e Regione. Su Igea non si è mai fatta chiarezza dicono molti sindacati su quali fossero i compiti, le attività da attuare in base al personale, alle risorse. I sindacati si sono sempre chiesti perché non è stata fatta una comparazione tra le potenzialità dell'Igea e le necessità di servizi.
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