Addio a Virna Lisi, la star che disse no a Hollywood
Si è spenta all’età di 78 anni, un mese fa la diagnosi di un male incurabile Da Carosello ai film d’autore alle serie tv, attrice di una versatilità straordinaria
di GIANNI OLLA
Virna Lisi s’è spenta ieri all’età di 78 anni. Solo un mese fa le era stato diagnosticato un male incurabile. Il miglior complimento che le si può fare, purtroppo postumo, riguarda la sua straordinaria versatilità. Non solo fu attrice completa, nel cinema, in teatro e negli sceneggiati tv, ma anche tra le poche italiane a poter vantare una carriera internazionale, quasi sempre interrotta di sua volontà. La prima volta a Hollywood, nel 1965; dopo il successo di “Come uccidere vostra moglie” di Richard Quin, rifiutò di essere “venduta” dai produttori come una “reincarnazione” della bellezza e dello spirito di una nuova Marilyn. La seconda volta fu nel 1969, in Francia, Paese adottivo, in senso cinematografico, visto che vi interpretò ben otto titoli, tra i quali “La Regina Margot” di Chéreau, in cui vestiva i panni di Caterina de Medici. Fu costretta a pagare una penale per essersi rifiutata di interpretare “Barbarella” di Roger Vadim, che ebbe poi il volto di Jane Fonda.
A voler percorrere la sua lunga filmografia e videografia (una cinquantina di titoli per il cinema, una trentina per la tv), spiccano immediatamente due apparizioni contrapposte. Nel 1958, il suo sorriso pubblicizzava il dentifricio Chlorodont, finendo per simbolizzare il boom economico. Nel 1966 è tra le interpreti di “Signore e signori” di Germi, premiato con la Palma d’oro a Cannes: Milena, timida cassiera di un bar che s’innamora, ricambiata, di un uomo sposato nel Veneto bigotto. Come dire, la morale ipocrita sopravvive alla ricchezza e al progresso. L’anno prima era stata interprete de “La telefonata” di Risi, episodio del film collettivo “Le bambole; “Casanova ‘70” di Monicelli; “L’ora di punta” di De Filippo, episodio di “Oggi, domani, dopodomani”, e infine “Made in Italy” di Nanni Loy. Tutti film collettivi, commedie del super genere italiano della modernità, girati nel 1965, prima del successo hollywoodiano.
Eppure, proprio perché la sua carriera ha inizio prestissimo, quando il padre, da Ancona, si trasferisce per lavoro a Roma e lei ha solo 16 anni, l’apprendistato incrocia un altro cinema: quello melodrammatico e sentimentale di Montero (“Addio Napoli”), Brignone (“Il vetturale del Moncenisio), Capuano (“Luna nuova”, “Il conte di Matera”) Bianchi (“Vite perdute”), Majano (“Il padrone delle ferriere”). Anche dentro questa filmografia che ricalca il B-Movie, ci sono però i segnali del personaggio moderno e non a caso sono colti dal primo autore della commedia, Mario Mattoli (“Le diciottenni”, ovvero un’opera del filone “poveri ma belli”), ma soprattutto dai giovani Pietrangeli (“Lo scapolo”) e Maselli (“La donna del giorno”), quest’ultimo un film in cui la Lisi, due anni prima di apparire come diva di Carosello, interpreta la parte di una ragazza che ha successo proprio con la pubblicità. Si può anche aggiungere che questo tratto di bellezza moderna e disinvolta fu molto utilizzata nel cinema francese e inglese (Virna Lisi lavorò con Losey per “Eva” e con un regista di grandi polizieschi come Verneuil) e, non a caso, il suo terzo rifiuto fu anche il più clamoroso, tanto da farla pentire del suo gesto di orgoglio: nel 1963 non volle interpretare la parte della principale Bond Girl in “Agente 007, dalla Russia con amore”, e il suo ruolo venne offerto e accettato dalla bella e anonima Daniela Bianchi.
Progressivamente, passata l’atmosfera del “boom” l’attrice riuscì a ritagliarsi altri ruoli, spesso di caratterizzazione, in film d’autore come “Al di là del bene e del male” della Cavani (la sorella di Nietzsche), la mamma di “Ernesto” di Samperi , per poi esplodere nuovamente in “La cicala”, ultimo titolo di Lattuada che, nel 1980, la persuade a raccontare, in maniera allegorica, la sua vita di donna di successo, ormai invecchiata, ma non troppo. Film-commiato di un’epoca (gli anni, appunto, della commedia e prima ancora del melodranma), certificano appunto che l’attrice sarà sempre una grande risorsa caratterizzante per i cineasti italiani, sia sullo grande che sul piccolo schermo.
Anche in televisione, infatti, Virna Lisi passò dagli anni d’oro dello sceneggiato (“Orgoglio e pregiudizio” di D’Anza; “Ottocento”, “I Masnadieri”, “Una tragedia americana” di Majano) alle nuove serie degli anni Ottanta, in cui ritrovò Dino Risi (“E la vita continua”), e lo stesso Lattuada con “Cristoforo Colombo”, per poi ritornare ai classici rivistati: “Piccolo mondo antico” di Cinzia Torrini, e di nuovo alle mini serie dirette da giovani registi come Zaccaro, Reali, Costa.
Insomma, non fu mai un’attrice dimenticata, e se le sue biografie ricordano che, nel 1960, dopo il matrimonio, dichiarò di voler abbandonare il cinema per la famiglia, si può sottolineare che fece bene a tener fede anche alla sua professione. La ritroveremo nel 2015, quando arriverà sugli schermi il nuovo film di Cristina Comencini, “Latin Lover”, che la vede tra le interpreti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
