Barbagia Flores, assolti i sette imputati
Le lacrime di Daniela Depau, prosciolta dall’accusa di aver fatto uccidere Rosanna Fiori: «Incubo finito, ricomincio a vivere»
CAGLIARI. E alla fine, dentro la gabbia, sorride pure l’imperturbabile Marcello Ladu. Mentre le lacrime, silenziose, scendono a Daniela Depau. E per un attimo, mentre abbraccia il suo compagno Flaviano Stochino e l’avvocato Riccardo Floris, chiude gli occhi e assapora quelle tre parole appena sentite in corte d’assise: assoluzione per non aver commesso il fatto.
«E ora ricomincio a vivere, è finito un incubo», dice uscendo dall’aula. Dopo più di tre anni di processo, due di udienza preliminare, e per alcuni imputati, come la stessa Depau, anche undici mesi di custodia cautelare, alle 15 di ieri, nell’aula della corte d’assise di Cagliari, il maxi processo per i cinque delitti legati al caso Barbagia Flores e all’omicidio di Rosanna Fiori si chiude con sette assoluzioni per non aver commesso il fatto e qualche prescrizione. Sette assoluzioni come sette sono gli imputati: Daniela Depau, Flaviano Stochino, Gianluigi Depau, Alberto Depau, Marco Serra, Maria Annina Serra e Marcello Ladu.
E va in scena la Caporetto dell’accusa. La totale disfatta di una tesi sostenuta con forza, soprattutto in una fase iniziale, dal procuratore Domenico Fiordalisi – ieri assente in aula e sostituito dal collega Nicola Giua Marassi – ma che sul finale della vicenda giudiziaria comincia a mostrare i primi segnali di cedimento. È di appena qualche giorno fa, infatti, il risultato della perizia disposta dalla corte sui frammenti di proiettile che per la Procura e una perizia iniziale inchiodavano l’ex ergastolano Marcello Ladu all’omicidio di Francesco Giamattei. Per il perito balistico Giulio Madeddu, in realtà, non esiste la certezza assoluta che il revolver 357 Magnum trovato a Ladu quando venne catturato a Nuoro dalla polizia fosse quello che aveva esploso il proiettile trovato sul luogo del delitto Giamattei.
Ma è solo un tassello, un piccolo tassello di un quadro accusatorio che evidentemente secondo la corte d’assise presieduta da Claudio Gatti, non ha retto affatto al vaglio del giudizio. E così, l’omicidio di Rosanna Fiori, i suoi sogni imprenditoriali spezzati per sempre intorno alle 8 del 3 ottobre 2001 davanti alla foresteria della sua azienda, il suo sangue versato per aver voluto sfidare i prepotenti, rimarranno ancora senza un colpevole. Perché la legge per ora dice che i sette imputati, colpevoli, non lo erano affatto. Tra loro, stabilisce la corte d’assise, non ci sono i mandanti, né gli esecutori, né gli istigatori del delitto Fiori. Né ci sono quelli dei tre omicidi Buttau che secondo l’accusa erano legati alla morte di Rosanna Fiori. Nessun colpevole, tutti assolti con la formula piena. «Non hanno commesso il fatto», stabilisce dunque la legge. Poi, sono solo lacrime di gioia.
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