La Nuova Sardegna

un sistema da riformare

Il buco nero delle partecipate: ogni anno costano 330 milioni

SASSARI. Solo croci. Niente delizie. Tranne che per qualche sponsor politico. E per chi vive di clientele. Dal fronte delle ventisei società partecipate regionali continuano ad arrivare notizie...

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SASSARI. Solo croci. Niente delizie. Tranne che per qualche sponsor politico. E per chi vive di clientele. Dal fronte delle ventisei società partecipate regionali continuano ad arrivare notizie pessime. Le ultime? In chiave di cronaca giudiziaria: vedere il Caso Igea. La Corte dei conti ha già pesato il salasso per le casse pubbliche: ogni anno Srl e Spa che fanno capo alla presidenza della giunta e agli assessorati costano almeno 330 milioni. Una somma, si sottolinea non senza una punta di amarezza, pari a una quota-parte di estremo rilievo nell'intero bilancio dell'amministrazione sarda. Soldi che se spesi diversamente, e meglio, avrebbero portato enormi benefici alla collettività. Una circostanza, questa, che in passato e più di recente ha spinto a più di un rilievo critico e a dure accuse, non soltanto da parte dei magistrati contabili.

La zona grigia. Sulle partecipate le ombre si allungano da anni. Un ambiente spesso oscuro, indecifrabile sino in fondo. Non a caso il tema è stato uno dei primi che l'esecutivo guidato da Francesco Pigliaru si è posto all'indomani del suo insediamento.

Gli interventi. Da qui un disegno di legge, che vede tra i principali promotori il vicepresidente e assessore al Bilancio Raffaele Paci, per rimettere mano all'intera materia. Quelle società - nate per rendere più spedite certe procedure burocratiche, per tentare il salvataggio di aziende in crisi oppure per intervenire in settori delicati che richiedeva l'attenzione pubblica - a lungo andare si sono rivelate spesso fonti di contraddizioni e sprechi.

Il quadro generale. Nell'isola, una delle tante regioni italiane dove questo processo è andato incancrenendosi, così come in molti dei Comuni di maggior rilievo, tante partecipate sono quasi sconosciute alla generalità dei sardi mentre altre sono più che note. In quest'ultimo elenco figurano per esempio l’Arst, pullman di linea, e la Saremar: collegamenti marittimi interni, con Carloforte e La Maddalena, a suo tempo coinvolta nell'impresa della Flotta sarda che ha generato un buco di proporzioni colossali. In lista anche Abbanoa, nata per la gestione del servizio idrico, altra "holding" spesso al centro di contestazioni ma che conserva tuttavia caratteristiche del tutto particolari, dato che suoi soci sono la gran parte dei Comuni (349 su 377). E, ancora, la stessa Igea. Così come, sempre sul versante delle attività estrattive, la Carbosulcis. A ogni modo solo poche società rappresentano casi virtuosi di buona amministrazione e hanno chiuso i conti in attivo.

I malfunzionamenti. A cascata, fino a oggi sono invece nati problemi non da poco nella gestione delle partecipate. Mancati indirizzi della spesa (pubblica). Scarse entrate. Difficoltà di controllare le uscite. Ostacoli nella possibilità di portare a termine riscontri contabili oggettivi, ostacoli veri o creati ad arte da un sottobosco che l'inchiesta nel Sulcis ha appena adesso cominciato a scoperchiare. Altri guai sono cresciuti col passare degli anni: dall'eccessiva autonomia destinata a sconfinare in comportamenti quasi anarchici alla corruzione di apparati interni o collegati alle attività svolte da qualcuna delle società: come quelle che in queste ore la Procura contesta a parecchi dei personaggi che ruotavano attorno a Igea.

Le contromisure. Chiamata a occuparsi dei temi più gravi derivati da queste mille situazioni parcellizzate, fin da ottobre la giunta Pigliaru ha deciso di accelerare la corsa per trovare soluzioni rese non più prorogabili dall’esigenza di chiudere il 2015 con un pareggio reale. E visto che i settori più coinvolti nella gestione delle partecipate sono parecchi (industria, programmazione, affari generali , trasporti, lavori pubblici), è stato deciso di istituire una cabina di regia tra gli assesorati per dare risposte adeguate.

Prospettive. Una necessità, quest’ultima, che le indagini avviate dalla magistratura penale su Igea rendono adesso essenziale. Soprattutto nel quadro già tracciato per la riforma degli attuali assetti regionali. (pgp)

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