Studenti di religioni diverse: non si farà il precetto di Natale
Abbiadori, alle Medie il rito solo in orario extrascolastico Nessuna ammissione ufficiale, ma le divisioni hanno pesato
PORTO CERVO. Monti di Mola, Italia. Costa Smeralda, mondo. I due nomi indicano l’universo intorno a Porto Cervo, perché il primo non è mai morto e il secondo non l’ha cancellato. Fondata dall’Aga Khan (per un quarto italiano) e da investitori inglesi e francesi, tedeschi e belgi, da cattolici e islamici, protestanti ed ebrei, quella che da 52 anni si chiama Costa Smeralda (dentro di sé, intimamente) non ha mai perso la sua anima. Italiana, gallurese, cattolica. Il gallurese è la lingua più diffusa; tutti lo parlano. La religione è sentitissima; c’è la vecchia chiesa di Liscia di Vacca, c’è quella di Porto Cervo, c’è in costruzione quella di Abbiadori. E proprio nell’ultimo centro i genitori della scuola media avrebbero voluto far fare, in orario di scuola, il precetto di Natale ai loro figli. Come sempre. Non è stato possibile. La direzione didattica ha detto che sarebbe stato possibile solo in orario extrascolastico. Perché la scuola è laica. E anche se nessuno lo dice - né chi protesta, come i genitori; né chi si difende, come la dirigente e le insegnanti - in quella scuola non ci sono solo alunni cattolici. Ce ne sono anche musulmani, figli dei numerosi immigrati che in Costa Smeralda (e in Gallura, più in generale) hanno trovato lavoro, affetti, amicizia. Pochi o tanti, non importa. La scuola è di tutti.
Un piccolo incidente diplomatico, dunque. Perché i genitori, tanti, se la sono presa. «È una grande dispiacere che i nostri figli, come sempre è accaduto, non possano fare il precetto di Natale - dicono, anche con delle lettere -. È una nostra tradizione, la sentiamo tantissimo e questo diniego della scuola di Abbiadori ci addolora molto. Ci sembra di dover rinunciare a una parte importante della nostra vita quotidiana. Non è giusto».
Il precetto era in programma per oggi nella chiesa di Stella Maris, da don Raimondo Satta, da anni impegnato nel dialogo interreligioso. Invece la direzione didattica delle medie di Abbiadori ha preferito trovare un’altra soluzione. «È stata una decisione presa dai docenti - spiega il dirigente Maria Filomena Cinus -. Già l’anno scorso c’erano state dei problemi con il precetto e quest’anno, infatti, non c’è stata l’unanimità per consentire che si facesse durante l’orario scolastico». Su quali siano le ragioni del no, il dirigente preferisce non dire nulla. «Sono cose delicate, di più non aggiungo - spiega la Cinus -. La scuola ha il dovere di rispettare e tutelare tutti. I precetti per la scuola dell’infanzia e la materna si sono tenuti. Quella per le medie, con ragazzi già grandi, è più impegnativa. Perché partecipano a una vera messa». E dunque sembra di capire che non tutti volessero andare in Chiesa.
«Ma noi abbiamo fatto il possibile per andare incontro a tutti - chiude la dirigente -. Abbiamo proposto di farlo in orario extrascolastico. Avremmo accompagnato con i bus gli alunni in chiesa e poi li avremmo riportati a scuola».
La laicità della scuola, lo spazio della storia cattolica, il mondo multiculturale: sempre un bel dilemma, anche in Costa Smeralda.
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