La Nuova Sardegna

Pravo: «Amo sorprendere»

di Walter Porcedda

Oggi il live della cantante a Cagliari per il festival “Rocce Rosse e Blues”

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CAGLIARI. Patty, divina Patty. La voce e la figura ancora esercitano il fascino magnetico e seduttivo degli esordi. Sin da quando era l'acclamata "Ragazza del Piper" , il locale di via Tagliamento a Roma, cuore della movida beat italiana che aprì le porte nel 1965. Per curiosa coincidenza, il motivo "The Pied Piper" era anche il lato b del 45 giri "Ragazzo triste" che rivelò al grande pubblico, Nicoletta Strambelli in arte Patty Pravo (stasera live al teatro del Conservatorio per il festival "Rocce Rosse"). Entrambi cover. La prima di Artie Kornfeld e Steve Duboff fu incisa anche da Gianni Pettenati, diventando in italiano "Bandiera Gialla". La seconda invece era la trasposizione di "But you're mine" di Sonny Bono tradotta da Gianni Boncompagni. Fu subito censurata dalla Rai per i versi "scoprire insieme il mondo che ci apparterrà". Fu trasformato in "ci ospiterà” e contribuì così a costruire l'aura di popstar trasgressiva alla bionda cantante dai movimenti sinuosi e lo sguardo magnetico. Trasgressiva certamente, ma con che classe distaccata e snob. Elegante e ribelle allo stesso tempo. Qualcosa che la distingueva dalla grande ondata di quei pur ruggenti anni Sessanta. Patty Pravo marciò veloce verso il successo.

Planetario addirittura. "La bambola" del 1968 vendette 40 milioni di copie e l'artista veneziana è tuttora una delle top sellers italiane nel mondo. Merito della bravura da grande interprete che la portò ad inanellare decine di successi dai Sessanta a oggi. "Pazza idea", "La spada nel cuore", "Pensiero stupendo", "Non andare via", "Non ti bastavo più", "Tutt'al più"… E decine di album, molti di successo, alcuni coraggiosamente sperimentali. I momenti di popolarità, in Italia e all'estero si alternano a quelli di silenzio dai quali Patty riemergeva all'improvviso facendo nuovamente centro e breccia nei cuori di una sterminata platea di fans. L'ultima delle più grandi rinascite arriva a Sanremo nel 1997: Qui si presenta con il brano "E dimmi che non vuoi morire" di Vasco Rossi. Conquistò il premio della critica e fu la vincitrice morale del festival. Un festival con il quale Pravo ha avuto un rapporto lungo, fatto di ben nove presenze.

«Questo anno però non ci andrò _ dice Patty Pravo _ Sanremo è una vetrina importante e si va per far conoscere il proprio lavoro e promuovere un brano. Sono sempre andata all'Ariston per partecipare e non ho mai, pensato di vincere».

Anche se le sue apparizioni sono rimaste quasi leggendarie.

«Io non sono una meteora. Quando mi preparo per una presenza in una manifestazione come quella sanremese presto molto attenzione e cura anche ai dettagli. Questo vale anche per una importante apparizione televisiva. Nutro grande rispetto per il pubblico e sento forte il dovere di essere sempre à la page».

Da vera diva ha sempre la invidiabile capacità di rinascere. Proprio quando la danno per spacciata, lei ritorna in modo fortissimo. Proprio come accadde in quella occasione. Segno che dietro c'è non solo tanto lavoro ma anche una forte ostinazione?

«Assolutamente no. Sono una fatalista: non cerco mai le cose. E in cinquanta anni di carriera mi sembra normale che ci possano essere alti e bassi. Ma anche la voglia di reagire e ripartire. Qual è la molla? Amo sorprendere ed essere sorpresa dalla vita. E questa ti sorprende portando nuove occasioni, di ricerca naturalmente. D’altronde faccio questo mestiere perché è la cosa che amo di più al mondo»

E' la musica stessa quindi la chiave del suo successo allora?

«Immagino proprio di si».

A quale dei momenti della sua carriera e dei suoi brani si sente più legata

«Ho cominciato con il beat e andata avanti con il pop. Quando sono arrivata all'apice ho scelto di interpretare autori impegnati come Leo Ferrè, Jacques Brel, Vincent de Moraes, musiche che amo da morire. Fanno parte integrale della mia anima. Sono poi tornata al pop con "Pazza idea". L'album "Biafra" è stata la mia parentesi rock. Poi sono andata a vivere in America per quattro anni. Era il periodo de "La bambola" e non avevo voglia di fare le stesse cose. Per esprimermi ho bisogno di cambiare»

A proposito de "La Bambola" uno dei suoi maggiori successi, da lei fu poco amato .

«Diciamo che non mi faceva impazzire ma poi, tutto sommato, mi ha divertito. La cantai in spagnolo, tedesco e perfino in giapponese. Allora era normale incidere nelle diverse lingue. D'altra parte non avrei certamente potuto mai vendere 110 milioni di copie in Italia».

Ferrè e Brel. Ma anche autori importanti come Vasco Rossi, Ivano Fossati, Bruno Zambrini hanno scritto per lei. Ma anche tanti giovani come nell'album "Nic- Unic" o Andrea Cutri del quale ha presentato a Sanremo il motivo “E io verrò un giorno là”

«Anche nell'album al quale sto lavorando ora ci sono molti giovani. Accanto a Giuliano Sangiorgi, Emis Killa, Tiziano Ferro e Gianna Giannini ci sono diversi autori, giovani e sconosciuti. Ricordo che sono una curiosa e amo essere stupita»

Nel 2011 avrebbe dovuto cantare a Sanremo con Morgan, poi non se ne fece nulla. Ha pensato di collaborare?

«Ci ho pensato tante volte, Ancora adesso. Trovo sia un grande musicista. E chissà… chi vivrà vedrà».

A Cannes è stato presentato "Pazza idea", film di Koutras dedicato alla sua arte e dove compare per pochi minuti. Mai pensato di fare l’attrice?

«Mi è stato chiesto in passato da De Sica per “Finzi Contini" e per "Professione Reporter" da Antonioni. Allora non potei perché ero in tour per il mondo. Non coincidevano le date. Sono una interprete e mi piacerebbe fare qualcosa. Ma deve essere forte. Che mi prenda. Speriamo che accada»

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