In Gallura massima incertezza, ente destinato a essere smantellato
OLBIA. Sotto l’albero l’incertezza per il loro futuro. I 160 dipendenti della Provincia che non c’è più non sanno bene cosa gli riserverà il 2015. Di certo non lavoreranno più per l’ente di via Nanni...
OLBIA. Sotto l’albero l’incertezza per il loro futuro. I 160 dipendenti della Provincia che non c’è più non sanno bene cosa gli riserverà il 2015. Di certo non lavoreranno più per l’ente di via Nanni ormai soppresso, spazzato via dalla spending review. Conserveranno il loro posto e il loro stipendio, almeno sulla carta, ma dovranno essere ospitati da altri enti pubblici. Le modalità e i tempi di questa operazione di trasloco di risorse umane devono essere ancora decisi dalla Regione. E in questa battaglia i sindacati intendono giocare un ruolo importante, da protagonisti. «La Cisl presidierà il progetto di riordino – spiega Mirko Idili, segretario territoriale della Cisl Gallura –. Ma non escludiamo forme di mobilitazione e di lotta a tutela dei lavoratori. I dipendenti della soppressa provincia di Olbia-Tempio sono circa 160 e sono ovviamente molto preoccupati per il loro futuro».
Un destino strano quello della provincia di Olbia-Tempio, voluta con determinazione dal territorio. Una battaglia comune, capace di abbattere i campanili per raggiungere un unico obiettivo, garantire l’autonomia amministrativa della Gallura dalla poco generosa provincia madre di Sassari. Un distacco complicato, complesso, per il travaso di competenze, fondi, personale. Poco meno di 160 i dipendenti a servizio dell’ente di via Nanni, impegnati a garantire una serie di importanti servizi, edilizia scolastica, strade, manutenzioni, ambiente. Un ente da 23 milioni e mezzo di euro. Questo è la cifra del bilancio approvato all’inizio dell’estate dal commissario Giovanni Carta, chiamato a prendere il posto del decaduto predecessore Francesco Pirari. Risorse giudicate di gran lunga inferiori rispetto alle esigenze. E per la Gallura la fine della Provincia è vissuta con ancora maggiore dispiacere. Perché l’ente di via Nanni rappresentava il simbolo di una battaglia politica portata avanti per avere una indipendenza e un’identità diversa da Sassari. (se.lu.)
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