La Nuova Sardegna

«Società controllate, selva da disboscare»

Dopo lo scandalo Igea, i Riformatori lanciano l’allarme: «I partiti facciano subito un passo indietro»

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CAGLIARI. L’ultimo scandalo giudiziario, leggi saccheggio dell’Igea nel Sulcis, ha messo a nudo quello che si sa da molte generazioni: le società controllate dalla Regione sono un pozzo senza fondo. Nel 2013, hanno ingoiato 336 milioni, l’otto per cento in più dell’anno precedente. Nella galassia delle 41 aziende partecipate, è accaduto e continua ad accadere il peggio del peggio. Di chi è la colpa? Soprattutto della politica che non riesce a restare alla larga dal sottobosco del potere. Lo usa e si alimenta fra clientele più o meno spinte, lo foraggia e soprattutto non è capace di controllare «come poi siano spesi i milioni e milioni di soldi pubblici». A denunciare il disastro stavolta sono stati i Riformatori, ora all’opposizione in Regione ma nelle passate legislature più volte al governo. «Non c’è ipocrisia nella nostra presa di posizione», ha detto il deputato Pierpaolo Vargiu, «ma è arrivato il momento di mettere fine a questo assalto alla diligenza». Il primo passo – secondo i referendari – dovrebbero farlo proprio i partiti. «Non è possibile che questa o quella società diventino califfati in cui i nominati di turno fanno e disfano a loro piacimento senza che nessuno verifichi cosa avvenga davvero con assunzioni e consulenze, oppure con operazioni poco trasparenti dall’inizio alla fine». Parlare di girone infernale è un eufemismo. Ci sono società di proprietà della Regione in liquidazione da quattordici anni, l’Intex-Sipas, altre da dieci, la Sigma Invest, ma continuano ad accumulare perdite su perdite. Nel 2012, le partecipate hanno messo assieme ben 62 milioni di profpndo rosso. Con alcuni casi clamorosi, come la Fluorite Silius, anche questa in liquidazione, ma che ha continuato ad assumere. «Il personale – ha detto ancora Vargiu – è il costo più alto nei bilanci delle controllate: 240 milioni nel 2013 per quasi seimila dipendenti, che in due anni tra l’altro sono aumentati di oltre quattrocento unità e nessuno sa se c’era davvero bisogno di nuove bustepaga». Poi c’è il valzer delle consulenze, è un altro buco nero, nel 2012 hanno sfiorato i cinque milioni, l’anno scorso i tre. Subito dopo, i gettoni di presenza destinati ai consiglieri d’amministrazione: 2,5 milioni, più un altro milione e mezzo per le parcelle dei revisori dei conti. «C’è di peggio – ha detto il parlamentare – i anno in anno la Regione continua a pagare l’incarico anche ai liquidatori ma di chiusura definitive non c’è traccia». Anzi, di recente – come sottolineato dalla Corte dei conti – da una delle tante scatole cinesi della Sfirs sono saltate fuori altre società di cui in pochi conoscevano l’esistenza. «È arrivato il momento di disboscare questa selva oscura», ha detto Vargiu, «e verificare con attenzione quelle che servono realmente o hanno ragione di esistere». Nel Sulcis, ultima pietra dello scandalo, oltre all’Igea, ci sono altre tre controllate dalla Regione: Carbosulcis, Sotacarbo e Forgea. A metterle in fila è stato Roberto Frongia del coordinamento dei Riformatori, che ha sottolineato: «In quattro anni, a cominciare dal 2010 in poi , hanno accumulato 143 milioni di costi per il personale, e negli ultimi tre hanno speso quasi un milione e 800mila per consulenze e studi». L’addizione è presto fatta: dal 2011 al 2013 queste società hanno pesato per oltre 108 milioni sul bilancio della Regione: per far cosa? «Le bonifiche nelle ex aree minerarie non ci sono state ancora e allora non si capisce davvero perché l’Igea, sempre negli ultimi tre anni, abbia assunto altri quaranta dipendenti seppure a tempo determinato». Senza fare processi, quelli spettano alla magistratura, i Riformatori hanno forte il sospetto che «ognuna di queste società finisca per essere un giardino più o meno grande dove dietro lo steccato non si sa bene cosa accada». O almeno lo sanno in pochissimi fino a quando a scoperchiare la pentola non sono Corte dei conti e Procura della Repubblica. Prima che arrivino altri scandali e senza generalizzare, i Riformatori sono convinti che sia arrivato il momento di «fare pulizia». La soluzione per loro è una sola: «Ritornare alla trasparenza ed evitare che le interferenze della politica rendano ancora più impenetrabile e incontrollabile la galassia delle società regionali». Ma rinunciare al potere e al sottopotere non sarà facile per nessuno. (ua)

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