Alleanze senza risorse e personale «Così la riforma resterà a metà»
SASSARI. L’uomo del futuro vive a Padru. Antonio Satta, ex parlamentare, presidente nazionale dell’Upc, democristiano di razza, è il paziente zero. È l'uomo che da qualche anno è già dentro la...
SASSARI. L’uomo del futuro vive a Padru. Antonio Satta, ex parlamentare, presidente nazionale dell’Upc, democristiano di razza, è il paziente zero. È l'uomo che da qualche anno è già dentro la riforma degli enti locali pensata dalla Regione. Satta è sindaco di Padru, presidente dell'Unione dei Comuni della Comunità montana del Monte Acuto. In pratica per lui la riforma non cambia nulla. Si fa per dire. Perché Satta non sembra amare troppo il riordino pensato dall'assessore Cristiano Erriu.
«Nessuno fraintenda – spiega Satta –. Non sono ancorato al passato, anche se sono stato tra i padri della Provincia di Olbia-Tempio, ma la riforma per ora rischia di essere qualcosa di inutile. Padru con Monti, Berchidda, Oschiri, Alà dei Sardi e Buddusò ha costituito un'unione dei comuni. Alcune funzioni vengono condivise. Ma sono poca cosa rispetto a quelle che svolge ora la Provincia. Mi spiego meglio. È inutile creare le unioni dei comuni e le associazioni se non si dànno anche le risorse economiche, le competenze e il personale. Senza questa preliminare operazione questa riforma non servirà a nulla».
La ricetta. Satta, che fa parte anche del direttivo nazionale dell’Anci, ha la sua ricetta. «Non sono un nostalgico – afferma –. Dico solo che la questione viene posta nel modo sbagliato. Secondo me l'operazione dovrebbe funzionare in modo diverso. La Regione dovrebbe essere un ente di indirizzo e verifica. Dovrebbe lasciare risorse e competenze ai Comuni e agli enti intermedi. Solo così si avrebbe un vero decentramento. Fatta in questo modo la riforma accentrerà ancora di più i poteri nelle mani della Regione».
I buchi della riforma. Satta continua la sua analisi sulla riforma e sugli effetti concreti per i piccoli comuni. «Posso dire che per ora le politiche di accentramento dei servizi hanno effetti demenziali – continua Satta –. In molti casi hanno costi maggiori. Se il responsabile di un settore condiviso tra due comuni, per esempio Padru e Monti, si deve spostare da un all'altro gli si deve pagare la trasferta. Crescono i costi. Va peggio se parliamo di beni. Abbiamo l'obbligo di servirci da un elenco di fornitori se abbiamo bisogno di qualcosa. Questo crea due effetti. Le attività del nostro Comune muoiono perché vedono venire meno anche l'acquisto da parte del pubblico. E il servizio è peggiore. Se si rompe una finestra di una scuola, quella nuova magari viene fornita da una ditta che sta in Sicilia. Per una settimana quella classe resterà senza finestra. Se questo è il modello per me non funziona. Immagino cosa potrà accadere se a queste competenze ridotte si dovessero aggiungere anche quelle della Provincia e non ci venissero dati personale e risorse».
I dubbi. Ma non è solo il sindaco di un piccolo Comune come Padru ad avere dubbi sulla applicabilità della riforma.
Anche Bachisio Porru che è stato sindaco di Olzai e a lungo presidente dell’unione dei piccoli comuni all’interno dell’ Anci, mostra perplessità. «Il disegno di legge ha abolito le province regionali – dice Porru – e questo mi sembra positivo. Ma quelli che oggi sono assessori, in passato quando erano accademici, sostenevano per primi che il vero cambiamento dovesse partire dalla riforma della Regione. In teoria doveva essere un ente di indirizzo e verifica, ma tutti sappiamo quali sono ora le sue funzioni».
Abbattere campanili. «Già 20 anni fa si parlava di ampliare le funzioni delle unioni dei Comuni e di servizi associati – continua Porru –, ma al di là di questo non si è mai andati al cuore della vicenda. Noi ci abbiamo provato in passato e per qualche tempo ha funzionato, ma è difficile superare le diffidenze tra centri vicini».
Il paradigma della scuola. «Credo che il dimensionamento scolastico sia una parabola di questo caos in cui galleggiano gli enti locali. Esistono leggi precise, esiste il concetto di adeguamento dimensionale, introdotto da Bassanini e Berlinguer. Ma tutto questo sembra essere inutile. Si va avanti con deroghe e soluzioni pasticciate che hanno tutte lo stesso difetto. Non c’è un disegno politico, non c’è una governance. Questo si intreccia a fenomeni come lo spopolamento, che in particolare in Barbagia diventano drammatici. Molti paesi rischiano di perdere la propria autonomia scolastica».
Senza meta. «Sono un po’ perplesso – conclude Porru –. Non vedo la linea politica, il punto di atterraggio. Si doveva partire dalla riforma della Regione. Non lo si è fatto. Si doveva fare una reale riforma della scuola, e non parlo solo di numeri, ma anche di contenuti. Non lo si è fatto. E l’isola è al primo posto nel 2014 per dispersione scolastica, siamo al 35 per cento di abbandoni. Un dato drammatico. Mi sembra di vedere in questa riforma degli enti locali a una scelta illuminista, in cui il sovrano illuminato propone un bellissimo progetto nell'intesse del suddito, ma che a lui non interessa».
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