La Nuova Sardegna

Isola senza fine, via all’avventura «Da Milano ci apriamo al mondo»

di Pier Giorgio Pinna ; di Pier Giorgio Pinna
Isola senza fine, via all’avventura «Da Milano ci apriamo al mondo»

Favette e formaggi sardi per i capi di Stato. La Regione: «In mostra la potenza delle nostre bellezze» Gli assessori Morandi e Falchi: «Più ampie strategie internazionali». Il porcetto? Ancora in stand by

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INVIATO A MILANO. Partiti. I sardi dell’Isola senza fine guardano all’Expo 2015 come punto di svolta internazionale per l’antica Ichnusa. Pensano ai disordini che nel centro di Milano, a molti chilometri da qui, hanno sconvolto la città, ma non riescono a perdere le speranze. Anzi: l’ottimismo per il lancio d’immagine resta immutato. «Già da queste prime ore di apertura i nostri obiettivi sono evidenti: abbiamo strategie precise per intercettare gli operatori dei mercati più importanti», commentano davanti allo stand culinario allestito dalla Regione gli assessori al Turismo e all’Agricoltura, Francesco Morandi e Elisabetta Falchi.

Maialetti. Il porcetto, sdoganato una settimana fa a e termizzato per vincere ogni residuo pericolo di peste suina, non è ancora stato distribuito: è però uno stand by dettato solo da ragioni tecnico-organizzative. Ma nei “Punti di Sardegna” disseminati all’Expo l’attività è incessante. Le proposte di vini, formaggi, tecnologie, pesticidi biologici si uniscono. In una sapiente miscela con le offerte. Spesso legate a un’industria delle vacanze fatta di spiagge e coste, ma allargata ai boschi e alla natura delle più suggestive zone interne.

Spot e tempi. Non è solo questione di slogan, naturalmente, nonostante le traduzioni del concetto di Isola senza fine si sprechino in tante lingue: Endless Island, Ile sans fin, Insel ohne ende. È un valore che si vuole proporre al di là dell’inglese, del francese, del tedesco. E della stessa limba. Che pure ritorna in loghi, grafici, immagini. Assieme alla delicata filigrana di una scrittura evocativa delle tessiture: progetto messo a punto dalle facoltà di architettura di Alghero-Sassari e di Cagliari.

Piani a medio termine. «Intendiamo proporre la vetrina completa di un’isola che non abbia davvero termine: nessuna fine di marketing, di brand, di target, di vita», incalzano i due amministratori sardi intervenendo su questi temi fin dai cancelli dell’immensa area espositiva con 145 Paesi e decine di padiglioni riservati a poli specialistici. «È l’idea di una Sardegna dove tutti vogliano desiderare di trascorrere per sempre la loro esistenza: per la qualità del cibo, per la longevità dei suoi abitanti, per il patrimonio ambientale», tengono a puntualizzare gli assessori della giunta Pigliaru.

Il quadro generale. Ma se l’Isola senza fine comincia a parlare tante lingue, nessuno dimentica il contesto d’avvio. Così, fin dall'inaugurazione della kermesse, la Sardegna presenta la matrice più autentica: luogo di valori ancestrali e terra di nuraghi. Lo fa con i suoi prodotti, la sua creatività, la sua arte. «Ci muoviamo con scelte tese a rilanciarci in almeno undici mercati, dall’Europa a Paesi emergenti come Russia, Brasile e Cina – spiega Francesco Morandi – Non pensiamo di ottenere risultati immediati. Lavoriamo per i prossimi 3-5 anni. Nei nostri punti di riferimento vogliamo privilegiare la possibilità per le piccole e le medie imprese dell'isola di aggregarsi e stabilire relazioni forti con i partner stranieri: anche da qui l'ampio spazio riservato all'agricoltura e alle aziende che in Sardegna operano nei settori industriali».

I percorsi. Camminando per un paio di chilometri lungo la strada che attraversa da una parte all’altra lo spazio espositivo, il decumano di latina memoria, i Punti di Sardegna s’incontrano in aree strategiche dell’Expo. Una, nella zona dei ristoranti di Eataly: non lontano dal Palazzo Argentina, l’Isola senza fine divide uno spazio di una settantina di metri quadrati assieme alla Sicilia. Lì è possibile rifornirsi di cibi prelibati confezionati con cura e mangiare seduti nella terrazza al piano superiore. Un altro punto chiave è più lontano dagli ingressi, accanto a Palazzo Giappone: attraverso immagini sugli schermi, negli stand si richiamano le eccellenze dell’isola. Tracce di Sardegna affiorano poi nel padiglione Italia, a non molto distanza. Qui rilanciano il messaggio di una svolta ecologica nelle produzioni l’oleogramma e la voce registrata di Daniela Ducato, imprenditrice di Guspini capace d’innovazioni profonde con la lana delle pecore nella bio-edilizia. In un ambiente attiguo, partendo da una teca ricca d’immagini e informazioni, si parla invece del ricercatore universitario sassarese Luca Ruiu, specialista in biopesticidi.

I progetti. AllaMostra delle Regioni la Sardegna si esibisce sui temi della «Potenza del saper fare», la «Potenza del limite» e la «Potenza della Bellezza». Con immagini delle sue perle, nello stesso Palazzo Italia, grazie a una domotica avveniristica scorrono su pareti, soffitti e pavimenti le immagini di luoghi-simbolo. Sono il parco della Maddalena, a rappresentare l’esigenza della salvaguardia ambientale. Quello geominerario del Sulcis, a indicare la volontà di recupero dei vecchi siti industriali. E la biblioteca del rettorato di Cagliari, esempio di area culturale da preservare.

Commenti incrociati. «Un fatto è sicuro: noi possiamo vantare prodotti unici, sani, certificati e garantiti», chiosa Elisabetta Falchi. «E proprio da queste prospettive e dalle iniziative avviate qui all’Expo partirà un’azione per nuove relazioni commerciali e affermazione delle nostre merci nel mondo», aggiunge. Un percorso già intrapreso in queste ore.

Ultima nota. A proposito di principi e conclusioni, all'inaugurazione del primo maggio, c’è stato un tocco magistrale dei sardi: a pranzo, per i capi di Stato invitati alla colazione di gala, sono arrivati in tavola Fiore sardo e favette dell'isola. Adesso l'obiettivo è intrecciare rapporti costanti nel tempo con tutti i mercati. E presentare l'Isola senza fine come luogo della qualità e della longevità. Una terra dove poter vivere nel migliore dei modi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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