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E Roma fa festa con «Too Much Johnson» restaurato

E Roma fa festa con «Too Much Johnson» restaurato

ROMA. Con l'anteprima della rara versione in lingua italiana di «Otello», in programma alla Cineteca Nazionale prende il via una ricca settimana di celebrazioni per il centesimo anniversario della...

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ROMA. Con l'anteprima della rara versione in lingua italiana di «Otello», in programma alla Cineteca Nazionale prende il via una ricca settimana di celebrazioni per il centesimo anniversario della nascita di Orson Welles, scomparso poi 30 anni fa, dopo una vita tumultuosa che proprio in Italia finì ad avere il suo epicentro artistico. Il doppio anniversario si intreccia fin da oggi (tutto il giorno alla Casa del Cinema) con il ricordo del cinefilo Ciro Giorgini, da poco scomparso e che di Welles è stato tra i maggiori studiosi e appassionati.

Fondatore dello storico cineclub «L'officina» e poi collaboratore di «Fuori orario» (RaiTre), Giorgini è del resto uno degli artefici della scoperta dell'ultimo inedito wellesiano, «Too Much Johnson» che si vedrà stesera per la prima volta a Roma grazie alle Giornate del cinema muto e alla Cineteca del Friuli che ne hanno curato il restauro. Girato nel 1938 con Joseph Cotten nel ruolo di protagonista, il film precede di tre anni il celebre «Quarto potere» («Citizen Kane»), di cui verrà mostrata la versione restaurata insieme ad altri «immortali» del regista, come «Macbeth», «L'infernale Quinlan» e «Mr. Arkadin».

Il 6 maggio, giorno del l'anniversario di Welles, alla Sala Trevi il conservatore della Cineteca nazionale, Emiliano Morreale, presenterà due autentici «tesori» della bibliografia wellesiana, i due volumi appena realizzati dal Csc e relativi a due storie italiane del grande regista. Il primo, «L'Otello senz'acca» (a cura di Alberto Anile), racchiude le testimonianze di un’incredibile e leggendaria lavorazione grazie ai ricordi e ai reperti di Oberdan Troiani, fedele collaboratore in Italia dell'autore americano. Il secondo, «I mille volti di Orson Welles» con prefazione di Giuseppe Tornatore, documenta il lavoro del fotografo Maurizio Maggi che dal 1968 al 1970 fu ritrattista e assistente di Big Orson.

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