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La Schlumberg vuole il petrolio sardo

Cannonate sottomarine di aria compresa, sparate con una cadenza di una ogni 5-15 secondi, ma quel che peggio sono sassate di onde sonore con una potenza fra i 240-260 decibel, limite superato in...

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Cannonate sottomarine di aria compresa, sparate con una cadenza di una ogni 5-15 secondi, ma quel che peggio sono sassate di onde sonore con una potenza fra i 240-260 decibel, limite superato in natura solo dai terremoti e dalle esplosioni di vulcani . Tutto questo è l’airgun, la tecnica utilizzata dalle industrie petrolifere per cercare sacche di petrolio o gas a grandi profondità . Per alcuni esperti di primo livello, le cannonate sono comunque e sempre devastanti per la fauna marina e l’ecosistema: «L’effetto sarebbe peggio di un elettrochoc ripetuto centinaia di volte per almeno dieci settimane di seguito» . Secondo altri, compreso un tal deputato Vincenzo Piso (Ap-Udc) «il rischio è solo potenziale e sarebbe come vietare i motori a scoppio perché producono micropolveri». A parte le infelici uscite di qualcuno, in pericolo c’è gran parte della costa orientale sarda. La società Schlumberger, multinazionale leader nelle indagini, ha presentato già per due volte la richiesta di poter indagali su 20mila chilometri quadrati fra la Sardegna e le Baleari, con punti specifici nelle aree marine Alghero-L’Asinara, l’Oristanese e il Sulcis. Una prima volta la domanda della Schlumberger è stata respinta dal ministero perché le ricerche erano troppo vicino al Santuario dei cetacei. Ora con l’airgun depenalizzato, la multinazionale ritornerà alla carica come tra l’altro ha fatto già un mese fa, a marzo.

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