La Nuova Sardegna

Teocoli racconta Teo «Macchè showman »

di Monica De Murtas
Teocoli racconta Teo «Macchè showman »

Sassari, domani musica e risate con “Restyling Faccio Tutto”

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SASSARI. Si conclude domani alle 21 la stagione 2015 del Teatro Verdi, la prima sotto la direzione artistica di Lorenzo Vitali. In cartellone un evento attesissimo che vede sul palco un fuoriclasse della comicità: Teo Teocoli col suo nuovo spettacolo “Restyling Faccio Tutto”. Lo show che ha già riscosso in tutta la penisola un grande successo è costruito su un susseguirsi di monologhi e parti musicali alternate alle imitazioni e alle parodie più celebri che hanno reso popolare l’artista al grande pubblico.

«Questo lavoro tra cabaret e varietà è una sorta di ritorno alle origini –dice Teocoli – non c'è una vera scaletta ma un susseguirsi di gag, canzoni, monologhi storie costellate di continue perifrasi. Attraverso episodi della mia vita racconto un passato che appartiene a tutti e che rivive attraverso storie e aneddoti della nostra memoria collettiva».

Tra le tante storie?

«Quella della mia amicizia con Lucio Battisti un ragazzo che suonava la chitarra nello stesso locale dove io cantavo e che un giorno decisi di presentare ad un altro mio amico che si chiama Mogol».

Accanto a cabaret, varietà, anche tante canzoni. Nello spettacolo c'è infatti anche una band sul palco, la musica resta sempre per lei una grande passione?

«Assolutamente si, ho iniziato come cantante e poi anche facendo cabaret la musica è sempre stata presente. Nello spettacolo ci sono molti momenti musicali in cui canto imitando Celentano, Ray Charles e tanti altri, poi magari il pubblico mi chiede di fare qualche personaggio non in scaletta e difficilmente io dico no. A me piace giocare, improvvisare, andare a braccio ma quando si fa musica bisogna essere seri. La Doctor Beat Band mi accompagna da oltre dieci anni e sono bravissimi, ad ogni brano mi permettono di entrare subito nell'atmosfera e nel ritmo musicale giusto».

Quali sono state le tappe e gli incontri più importanti per la sua carriera?

«La mia carriera inizia come cantante di un gruppo musicale, “I Quelli” che con tempismo perfetto lasciai poco prima che diventassero la famosa “PFM”. Poi c'è stato il periodo del "Derby Club" di Milano insieme ad Enzo Jannacci, Giorgio Gaber Massimo Boldi. Un grande trampolino di lancio quel locale per tutti noi. Ma dopo 18 anni, anche se era molto affascinante vivere di notte e far spettacolo ogni sera, ero stufo di quella vita. Fu a quel punto nell' 85 che accettai di fare televisione una cosa che sino a quel momento non mi aveva mai attirato. Trasmissioni televisive come “Mai dire gol”, “Scherzi a parte”, “Quelli che … il calcio” sono nate dal grande bagaglio di esperienze maturate negli anni del Derby. Avevo una grande energia, tante cose da raccontare, i personaggi e le gag venivano fuori da sole con estrema naturalezza e divertimento».

Poi però dopo aver condotto i programmi tv di maggior successo ha abbandonato la televisione per dedicarsi al teatro?

«Si anche in quel caso si era concluso un ciclo. Dopo diversi anni di televisione ho sentito la necessità di tornare al teatro, mi piace fare teatro, salire sul palco con la mia orchestra e far ridere il pubblico in sala». Recentemente è stato invitato a tenere una lectio magistralis alla Cattolica di Milano. Che messaggio ha voluto portare uno showman agli studenti?

«Sono stato invitato da Mauro Preda, docente ordinario di “Geografia Economica” nel corso di Laurea Magistrale in “Economia e gestione dei beni culturali e dello spettacolo”. L'incontro voleva essere un modo per discutere sul tema della “milanesità” in Italia e nel mondo, con argomenti legati anche ad Expò Milano 2015. Io non ho fatto altro che raccontare la mia esperienza di non milanese che arrivato da Taranto a Milano da ragazzino ha conosciuto una città, un'economia, un'atmosfera totalmente diverse da quelle vissute sino a quel momento. Ho parlato di come la geografia e l'economia di un luogo possano cambiare la vita delle persone. Di come fosse strano per un ragazzo come me che aveva sempre vissuto in campagna, lavorando la terra, circondato dagli alberi, arrivare in una città dove ci sono solo palazzi con due genitori anche loro impreparati a questo nuovo habitat. Si perchè mio padre arrivava da sette anni di guerra e mia madre era figlia di un giostraio. Era un mondo diverso, una Milano diversa, una città piena di grandi fabbriche, di industrie che ora sono state smantellate. Ai Navigli bazzicavano solo delinquenti oggi invece si fanno gli happy hour».

Tra le sue nuove esperienze c'è anche quella di "inviato" di Fabio Fazio all' EXPO' di Milano un occasione certamente ricca di spunti per la sua creatività.

«Ci siamo divertiti come matti. Si perchè io andavo a fare i servizi all' Expò quando ancora li c'era poco e niente. Era un cantiere. Dovevamo inventarci un pò le cose. Ora però faremo il gran finale in pompa magna forse proprio davanti al mitico "Albero della vita". Dopo aver fatto anche l'inviato d'assalto credo di aver fatto davvero tutto. Ma per favore non chiamatemi showman io sono un intrattenitore».

Anche il cinema ultimamente non le interessa più?

«No non mi interessa molto, ma dico in anteprima che Fausto Brizzi qualche tempo fa è venuto a trovarmi per propormi una parte nel suo prossimo film, “Forever Young”». Pensa che questo personaggio possa farlo solo io».

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