Landini: lavoratori senza più difese
Il segretario Fiom all’assemblea regionale dei metalmeccanici Cgil: questo è il governo della Bce e della Confindustria
NUORO. «Il problema di questo Paese non è rendere più facili i licenziamenti, ma dare un lavoro a chi non ce l’ha. Siamo di fronte a una situazione totalmente inedita: abbiamo un governo che fa gli interessi della Bce e della Confindustria e rifiuta il confronto, non tanto con la Fiom, ma con tutti i sindacati, e con una parte della sua stessa maggioranza, con il mondo della scuola e del lavoro». Da un teatro Eliseo stracolmo, Maurizio Landini rimarca la sua posizione estremamente critica verso il governo Renzi, denuncia una situazione «del tutto inedita con un forte rischio di tenuta democratica», che va di pari passo con l’assenza di politiche concrete per lo sviluppo. «Neppure il governo Berlusconi aveva cancellato lo statuto dei lavoratori, proclamando il diritto delle imprese a licenziare senza giusta causa. Il prossimo passo sarà l’abolizione dei contratti nazionali di lavoro a favore della contrattazione aziendale sul modello Fiat».
Il segretario della Fiom strappa applausi, non solo dai rappresentanti del sindacato dei metalmeccanici sardi, ma anche dai tanti cittadini accorsi all’incontro, provenienti dalla scuola o dal pubblico impiego. Giovani e meno giovani, studenti e insegnanti, disoccupati e pensionati. Se queste sono le prove generali di Coalizione Sociale, il soggetto politico lanciato nei mesi scorsi dal segretario Fiom, il messaggio è arrivato, e sono in tanti a conviderlo. Davanti a lui ci sono metalmeccanici arrivati da tutta la Sardegna, accomunati da una drammatica condizione: sono tutti senza lavoro, chi cassintegrato, chi in mobilità, chi esodato, chi senza più ammortizzatori sociali (e coloro che ancora li conservano non ricevono un euro dal 2014). Vengono dal Sulcis, dal Cagliaritano, da Nuoro e Ottana, Porto Torres. Insieme, rappresentano una foto di gruppo dello sfacelo industriale dell’isola che vale più di mille statistiche. Si avvicendano sul palco e raccontano le proprie storie, che sono storie di fabbriche chiuse e di donne e uomini che paiono sperduti, senza prospettive.
«Cosa fa il governo per questi lavoratori?», chiede Landini: «Nulla, perché in Italia non esiste una politica industriale da almeno vent’anni. Anche in Sardegna siamo di fronte alla desertificazione industriale, a impegni che non vengono rispettati. Basta pensare alla chimica verde e agli investimenti previsti. Ci sono realtà come l’Alcoa, cui non bisogna rinunciare. Il governo deve garantire investimenti pubblici, ma soprattutto occorre una visione più generale che riguardi il sistema delle infrastrutture, e capire quali siano le azioni per riqualificare l’isola. E così per l’agricoltura, il turismo, per un rilancio della Sardegna che oggi vediamo molto poco». Ma il suo non è un giudizio senza appello sulla giunta Pigliaru: «Riconosco a questa giunta il tentativo di una volontà nuova di affrontare determinati problemi ed esporsi in prima persona, ma è evidente che ci sono temi che non possono essere scricati sulle singole regioni, anche qui serve un progetto generale che non vedo. In Italia abbiamo tante politiche industriali, ciascuna per ogni regione, ma questa non può essere la politica di sviluppo di di un intero Paese». C’è spazio anche per un’autocritica sindacale: «La maggioranza di chi lavora non è iscritta ad alcuna organizzazione, e i giovani precari non vedono nei sindacati un rappresentante dei propri problemi. È evidente che bisogna ripensare il nostro ruolo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
