Madre sotto choc: colta da malore
Sul luogo del delitto dopo la notte da volontaria in ospedale Ha cercato di resistere ma poi ha dovuto essere ricoverata
ORUNE. Per Rita Gaddeo, la madre di Gianluca Monni, si è consumato un dramma nel dramma. La donna opera nel mondo del soccorso sanitario, e ieri aveva appena smontato da un turno di notte a Nuoro, che termina alle 7 del mattino, per conto della cooperativa Gies, che offre servizi di ambulanza in collaborazione con la Asl. Fa anche parte, come volontaria, della Croce Verde di Orune, l’associazione intervenuta per prima nel tentativo impossibile di salvare la vita al ragazzo. Quando è arrivata a Orune, neppure mezz’ora dopo le 7, suo figlio Gianluca era appena stato colpito, e i volontari del soccorso – la cui sede dista appena una decina di metri dal luogo del delitto – avevano tentato inutilmente di salvarlo. Al suo arrivo a casa, che si trova accanto alla Croce Verde, in corso Repubblica, ha subìto lo choc di trovare i colleghi che prestavano un soccorso, vano quanto disperato, al figlio. In quel momento Gianluca era già morto, e la preoccupazione dei sanitari della Croce Verde è stata quella di fornire assistenza alla donna e allontanarla dal luogo dell’omicidio. È stata portata a casa da alcune amiche che hanno cercato di alleviarne il dolore.
Da qui è uscita, sorretta da due donne, solo poco dopo le 11, quattro ore dopo il delitto. Non indossava più l’uniforme da volontaria del soccorso ma una maglia e un paio di pantaloni neri. Probabilmente la sua intenzione era rivolgere un ultimo sguardo al suo ragazzo, il cui corpo era coperto da un lenzuolo. Ma gli amici e gli stessi inquirenti hanno evitato che questo avvenisse, per via delle ferite che hanno raggiunto, in modo devastante, il lato sinistro del volto. Lei è rimasta davanti al corpo del suo ragazzo per alcuni minuti, con un dolore composto e silenzioso, ma appariva evidente quanto fosse provata dalla sofferenza. Nella serata ha avuto un malore che ha consigliato il ricovero in osservazione nella Cardiologia dell’ospedale San Francesco di Nuoro. Le sue condizioni non desterebbero preoccupazione.
Rita Gaddeo è conosciuta a Orune come una donna di gran cuore, sempre pronta a spendersi per il prossimo. La pensano così i colleghi della Croce Verde ma anche i compagni di lavoro della cooperativa Gies di Nuoro. Sono quest’ultimi a confermare il profondo affetto della donna per i due figli maschi, che avrebbe voluto indirizzare verso il mondo del volontariato. Il suo dramma di madre e di operatrice sanitaria d’emergenza ha colpito tutti. «Una donna molto legata ai figli – dice un’operatrice della Gies – con i quali andava molto d’accordo».
Il dolore della famiglia Monni è diventato quello di tutta una comunità. Salvatore, padre di Gianluca, in passato si era occupato di vendita di mangimi per allevamento, ma da qualche tempo opera come autotrasportatore e va a ritirare di primo mattino il latte appena munto dai pastori della zona. Una famiglia unita, stimata e benvoluta, nella sua vita semplice e in più di un caso al servizio del prossimo. L’altro figlio della coppia, Pasquale, ha 18 anni. Ha lasciato gli studi e fa il pastore. (r.nu.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google