«Tre botti: siamo usciti e lui era a terra»
Il racconto dei colleghi della madre di Gianluca: anche il figlio voleva entrare nel volontariato
ORUNE. «Era un ragazzo solare ed educato che stava pensando di entrare nel volontariato, come sua mamma». Non ha parole per commentare il delitto Anna, una collega di Rita Gaddeo, la mamma di Gianluca. «Ci stava pensando da tempo, ma ora non aveva tempo per dedicare il suo tempo alla Croce verde, stava pensando solo a studiare per l’esame di maturità». Gianluca, purtroppo, non ha fatto in tempo a diventare volontario per aiutare la sua comunità. Come Anna, anche gli altri colleghi di Rita, volontari come lei, sono attoniti. Sono stati loro a prestare i primi soccorsi al ragazzo. «Abbiamo sentito dei rumori forti, abbiamo pensato a dei mortaretti – raccontano – Ma quando siamo usciti sulla strada abbiamo visto il ragazzo riverso a terra, insanguinato e abbiamo capito tutto. Abbiamo tentato di rianimarlo ma non c’è stato nulla da fare». E mentre alcuni colleghi tentavano di salvare Gianluca, altri cercavano di proteggere la mamma dalla vista di quel corpo martoriato. Anche Rita si è resa subito conto di quello che era successo e si è chiusa in un muto silenzio, distrutta dopo aver trascorso una notte al lavoro, a Nuoro. A proteggerla i colleghi e i familiari che non l’hanno lasciata neanche per un attimo.
Al silenzio della mamma ha fatto eco il silenzio di tutto il paese, incredulo per una tragedia che ha colpito una famiglia onesta e perbene, come dicono tutti in paese. Neanche un ombra sulla famiglia Monni. «È una tragedia, un bravo figlio e una brava famiglia», dice un’anziana vicina di casa che dopo pochi minuti viene fatta rientrare in casa dal marito.
A Orune il muro di omertà è forte. Nessuno avrebbe visto né sentito nulla, nonostante l’omicidio sia avvenuto di prima mattina in un’ora in cui gli allevatori escono di casa per raggiungere le campagne e gli studenti vanno a scuola.
«I colpi li abbiamo sentiti – dice un ragazzo che abita sulla stessa via dove è stato ucciso Gianluca – Ma credevamo fossero fuochi d’artificio, non pensavamo a delle fucilate».
Sul luogo del delitto erano presenti anche gli amici del paese di Gianluca. Ragazzi della sua età o poco più grandi, con gli occhi velati di lacrime. «Non riusciamo a dare una spiegazione a quello che è accaduto. Ci sembra impossibile – dicono – Tutti qui gli volevano bene. Ci mancherà».
Come mancherà anche agli studenti, una decina, che come lui frequentano la scuola a Nuoro e con i quali viaggiava da anni. Forse è stata solo la paura ieri mattina a farli scappare. E non l’omertà che ancora pare regnare a Orune.
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