La guerra di Toni a Cagliari nel ’43 sotto le bombe
Il romanzo per ragazzi di Fabrizio Lo Bianco Un giovane “selvatico” che vive in una grotta
di Luciano Piras
Un pugno nello stomaco, crudele, senza pietà alcuna. Eppure è un libro così delicato, tenero, dolce, poesia vera. Da una parte le bombe che scendono come pioggia dal cielo sulle case di Cagliari. Anno del Signore 1943. Dall’altra due ragazzi, un ragazzo di campagna e una ragazza di città, Toni e Beatrice, due destini che incrociano gli sguardi, che fremono e palpitano nella nube di polvere. Che corrono verso il porto e scappano ignari dalla morte e cercano intimità, lui impacciato e incerto, lei audace ma discreta. Una storia come tante, di tanti adolescenti, se non fosse capitata sotto la peggior tempesta della Seconda guerra mondiale, tra le macerie e l’odore acre del sangue impastato.
È la storia che Fabrizio Lo Bianco racconta in questa sua nuova prova letteraria, “La guerra di Toni”, romanzo fresco di stampa, Rizzoli (234 pagine, 15 euro). Una storia che viaggia su due binari temporali diversi, capitolo dopo capitolo, in presa diretta sotto i bombardamenti come pure in differita qualche anno dopo, alla fine degli anni Cinquanta, sempre a Cagliari, quando spunta un altro protagonista, Rolando Piras, giornalista goffo e maldestro quanto superficiale. È lui che intravvede lo scoop della vita: la storia di un giovane selvaggio, o meglio: selvatico, meglio ancora: inselvatichito, che vive in una grotta e «tra l’altro, è ... è... è muto», riesce a ricamarci il cronista, vile e vigliacco. È di Toni, infatti, che parla Rolando Piras e Toni non è muto. Anzi: parla, il ragazzo delle caverne, e riesce persino ad elencare uno dopo l’altro i modelli di aereo che hanno fatto la storia di Cagliari: «Cant Z-501, Messerschmitt Bf-109, Swordfish P4127».
Toni è scampato ai bombardamenti del 1943, ma da allora, era poco più che dodicenne, non è più riuscito a tornare a casa, appena fuori città, da dove era scappato inseguendo il sogno del cinematografo, pur di vedere un film di Gianni e Pinotto, detectives, reclute o tra i cowboys poco importa. Importa che Toni è finito nel ventre della terra, sfortunato tra gli sfortunati. Eppure da qualche parte c’è ancora una speranza, c’è uno sguardo che continua a cercarlo.
Difficile da collocare nei ristretti scaffali delle categorie, il libro di Fabrizio Lo Bianco è certamente un libro destinato ai ragazzi, genere young adult, scritto per i ragazzi. Una lezione di storia che l’autore, cagliaritano classe 1971, da buon insegnante di Lettere alle scuole medie, tiene con una padronanza invidiabile e una chiarezza insolita. Forse perché abituato a scrivere fumetti e cartoni animati. Per dodici anni, Lo Bianco ha vissuto a Milano. Poi ha scelto di tornare in Sardegna. Ha esordito come professionista con lo studio Red Whale sceneggiando due episodi per la serie “Monster Allergy” e successivamente per “Lys” e “Angel’s Friends”. Ha collaborato con Geronimo Stilton alla sceneggiatura di alcuni testi della collana “Storie da Ridere”. Collabora con “Il Giornalino” e “GBaby”, “PopPixie Magazine”, Red Whale, Rcs e Lucky Dreams. Ha pubblicato con Disney–Buena Vista, Piemme, Fabbri Editori, Play Press, Tridimensional, Periodici San Paolo, Dreamland, Soleil e Tunuè. In passato ha anche collaborato con La Nuova Sardegna e Il Sole 24 Ore. Per Fabbri ha scritto i libri dedicati alla serie televisiva “Spike team”. E non è detto che un giorno anche questo nuovissimo “La guerra di Toni” non diventi un film: il messaggio è universale e la trama si presta benissimo alla trasposizione. Anche se il giornalista Rolando Piras non vuole più saperne nulla di Toni il ragazzo delle caverne.
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