Balata, dura sconfitta Pd nel caos: è fuori dal nuovo consiglio
Il leader di “Tempio libera” si interroga sull’esito del voto Masu (democratici): dimissioni della minoranza e non solo
TEMPIO. Rispunta a fine serata dopo un lungo blackout. Sparito, come i compagni di coalizione del Pd, il partito che ha governato gli ultimi 5 anni sono scomparsi dal prossimo consiglio. Si è pensato che Antonio Balata, candidato a sindaco di “Tempio libera e democratica” e dato come vero rivale di Biancareddu, fosse così deluso da non avere la forza o la voglia ndi spiegare la sconfitta: «No, non ero in città», spiegherà poi.
I motivi di una debacle. Si aspettava un risultato così negativo? «No, onestamente no – risponde Balata –. Credo che i dati si commentino da soli. Le aspettative, dalle nostre percezioni, erano che quelle di un notevole interesse per la nostra lista e pensavamo che un’eventuale sconfitta sarebbe arrivata per pochi voti. Forse abbiamo sottovalutato la forza di Andrea, che fa politica da sempre. Io sono un inesperto e posso avere sbagliato qualcosa. Potrebbe essere stata la scelta di un apparentamento con la giunta precedente, evidentemente bocciata dall’elettorato, a causare la debacle? Ho riflettuto su questo, ma il nostro candidato Antonio Addis, assessore uscente, è il secondo più votato dopo la Aisoni. Evidentemente gli è stato riconosciuto un buon lavoro».
Sfida da kamikaze. Non è però entrato nessuno del Pd: «È abbastanza incredibile, perché il Pd è teoricamente il partito di maggioranza relativa in città, eppure siamo entrati in consiglio io e altri quattro, tutti di un’altra formazione – dice Balata – . Occorrerebbe capire cosa sarebbe successo senza le primarie e senza l’apparentamento. I numeri dicono che se c’è stata una tenuta della coalizione questo è legato al fatto che Tempio libera ha ottenuto un bel successo». Avete pagato il fio degli errori degli altri? «Non saprei. Abbiamo recuperato una marea di voti rispetto a quello che sarebbe stato senza primarie e coalizione, ma non è stato sufficiente». Ma era quasi una sfida da kamikaze candidarsi contro Biancareddu, mi hanno chiesto se fossi matto».
Niente dimissioni. «Ma è stata una sfida esaltante e che rifarei. Un’esperienza da cui ripartiamo per ricostruire». C’è molta delusione, si vocifera di abbandoni: «Assolutamente no – risponde Balata –, sapevamo che era difficilissimo, l’obiettivo era risvegliare la voglia di politica e forse in parte ci siamo riusciti. Ma nessuno si ritirerà sull’Aventino». Se avesse corso da solo: «Non è detto che avremmo preso di più, non non vuol dire che il Pd non abbia contribuito. E comunque abbiamo intercettato un buon numero di voti che sarebbero andati persi». C’è chi dice che il fatto che lei da molto tempo lavori fuori Tempio abbia pesato: «La favola che io sono sconosciuto in città l’hanno raccontata un paio di persone, ma credo si siano ricredute».
La prima volta del Pd escluso. Sta di fatto che la notizia del Pd per la prima volta fuori dal Consiglio comunale tempiese è di quelle che devono far riflettere. A distanza di un mese e mezzo dalla sconfitta nelle primarie di coalizione del 12 aprile scorso, quando Antonio Balata (Tempio Libera), si impose sul suo avversario Mario Addis (segretario del circolo Pd e assessore al bilancio e al commercio), con 1.030 voti contro 450, il Partito democratico cittadino subisce un’altra pesantissima sconfitta nella tornata elettorale. Se nelle primarie la sconfitta di Mario Addis aveva provocato la sua esclusione dalla candidatura a sindaco, quest’ultima invece, ha cancellato totalmente il Pd dal prossimo consiglio.
Terremoto in vista nel Pd. Ad ammettere lo smacco, senza “se” e senza “ma”, è uno dei grandi sconfitti, Vittorio Masu, già dimissionario ad aprile (assieme ad Antonio Masu e Lucio Verre) dalla segreteria del partito: «Ancora – dice – non si è fatta ovviamente nessuna analisi. Posso anticipare però che la minoranza del partito, mai ascoltata dal segretario padre-padrone, ha già chiesto un incontro nel quale, insieme a parte della maggioranza, presenterà le dimissioni. Quanto io vado dicendo da lungo tempo sul disastro creato nel partito dal segretario Mario Addis e dalla sua sconclusionata ed antidemocratica gestione – prosegue Masu – si è dimostrato purtroppo non una mia fisima o una bega personale con il segretario, ma un dato di fatto reso incontestabile dai freddi numeri delle urne».
La delusione. Il quintetto Pd nella lista “Tempio libera e democratica” era formato da Vittorio Masu (361 voti), Mario Addis e Ada Pala che hanno preso entrambi 305 preferenze, Pina Luciano (230) e Gian Luca Panu (sole 186 preferenze). Quest’ultimo si è detto molto deluso dal risultato. Nell’ottobre del 2014, al congresso cittadino del suo partito, si era presentato alla competizione per la segreteria contro Mario Addis. Sconfitto, aveva poi finito con l’adeguarsi alla situazione imposta dal nuovo segretario e la cosa evidentemente non lo ha premiato. Mario Addis era arrivato alla segreteria del Pd dopo Nicola Comerci, dimissionario e transfuga nel Sel. Comerci, candidato anch’egli, con 388 voti risulta essere il primo dei non eletti. Ad amici fidati ha dichiarato però che «con la politica ho chiuso». Ma poi su Facebook sembra rilanciare: «Ma non finisce qui».
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