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Banco, ora la Fondazione non ha fretta di vendere

Banco, ora la Fondazione non ha fretta di vendere

Emerge maggiore cautela sulla cessione di una parte del 49% delle azioni Cabras: «Abbiamo 5 anni di tempo, procederemo solo con l’acquirente giusto»

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CAGLIARI. Calma, non c’è fretta di vendere o meglio ancora «non dobbiamo certo svendere» e «neanche fare regali». La frenata è brusca. Sul futuro delle azioni che ha dell’omonimo Banco, il 49%, la Fondazione Banco di Sardegna – o FbdS se s’intende essere spicci – non vuole essere tirata per la giacchetta. Nel 2014 sembrava disponibile a ragionarci sopra fino a ipotizzare la possibile cessione di parte della quota, addirittura anche della metà. Ma trascorso un anno il consiglio d’amministrazione pare averci ripensato. Chiuso a zero come impone lo statuto il bilancio consuntivo del 2014 e con la testa già rivolta a quello in corso, ora sembra essere meno sensibile al pressing del «vendete, vendete».

Certo qualcosa dovrà fare: ad aprile un protocollo d’intesa fra il ministero dell’Economia e l’associazione nazionale delle Fondazioni impone che potrà avere «al massimo un terzo del patrimonio impiegato, direttamente o indirettamente, con un unico soggetto», in questo caso col Banco di Sardegna a sua volta controllato dal Banca popolare dell’Emilia Romagna, la Bper. Applicato alla FbdS, lo schema ministeriale imporrebbe la vendita di almeno l’otto per cento delle azioni del Banco, con la discesa dal 49 di oggi al 41 o poco meno. Solo a questa regola il consiglio d’amministrazione vorrebbe attenersi, mentre della cessione completa non vuole neanche sentir parlare. In ogni caso senza fretta, ha detto il presidente della Fondazione Antonello Cabras: «Abbiamo cinque anni di tempo per farlo e lo faremo solo quando troveremo l’acquirente giusto, potrebbe essere anche la Bper che avendo il 51 per cento delle azioni del Banco ha un diritto di prelazione, ma soprattutto a essere giusto dovrà essere il prezzo di vendita». Comunque è prematuro, sempre secondo Cabras – perché «a oggi con l’istituto di credito romagnolo l’argomento vendita non l’abbiamo ancora neanche affrontato» e poi «questa non ci sembra essere davvero la miglior stagione, leggi crisi, per fare certe operazioni». Il sangue freddo è tutto nel mercato finanziario in cui la FdbS anche nel 2014 ha fatto la parte da leone.

Detto che ha chiuso il bilancio con un miliardo di attivo, uguale al passivo, la crescita è stata netta: più 90 milioni rispetto al 2013, più 103 milioni nel raffronto col 2012. Lo stato di salute è buono, non ci sono dubbi, tanto che la FdbS dalle colleghe italiane è definita «più che benestante». Complimenti per pagella che però purtroppo stride con quella della Sardegna, «è molto malconcia», ha sottolineato Cabras. L’ha fatto prima di annunciare quale sarà il nuovo obiettivo della Fondazione, che nella finanza ha investito finora 852 milioni in un anno. «Vorrei che i nostri interventi sul sociale, la cultura e l’istruzione incidessero di più sullo sviluppo regionale a lunga scadenza». Lo stesso appello l’ha lanciato alla Cassa depositi e prestiti di cui la FdbS è proprietaria del 2% delle azioni: «Dev’essere più presente in Sardegna con partecipazioni e investimenti, non solo con il mutuo che concederà alla Regione». E di partecipazioni la FdbS s’intende eccome: nel 2014 dal Banco ha incassato 998mila euro di dividenti, dalla Cassa 16,5 milioni e un altro milione e mezzo da Enel, Terna e Snam. Davvero un bell’incasso. (ua).

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