Manca (Cisl): risorse inadeguate
Il rappresentante sindacale dei pompieri lancia una serie di pesanti accuse
SASSARI. È il sindacalista Nino Manca a guidare la protesta dei vigili del fuoco in Sardegna. «Le risorse previste per la nostra attività sono del tutto inadeguate», ricorda il segretario regionale della Federazione sicurezza della Cisl. «Nel giorno della inaugurazione del Mater di Olbia ho inviato una lettera al premier Renzi ribadendogli che, senza la protezione civile, l’isola non potrà conoscere mai un vero sviluppo», ricorda con forza. Nella battaglia lo affiancano da mesi i colleghi della Uil e della Cgil. Ma all’interno del pacchetto di rivendicazioni Manca pone l’accento sulla necessità del rientro nell’isola, «per far fronte a tutte le emergenze operative», dei 250 colleghi sardi oggi costretti a operare sulla penisola tra mille ostacoli difficoltà.
Perché giudica insufficienti i 600mila euro previsti dalla Regione per la convenzione con i vigili?
«Abbiamo bisogno di mezzi nuovi per fronteggiare le fiamme. Quei soldi servono sì e no agli interventi di manutenzione dei vecchi, a nuove messe a punto a fine stagione e a pagare il carburante».
Che cosa chiedete esattamente?
«Vorremmo che le risorse comunitarie fossero usate in modo completo contro i roghi: com’è possibile che la Regione si appresti a restituire 15 milioni di fondi Ue non spesi e nel frattempo a noi manchino integrazioni doverose? E perché a fine maggio si sono sprecati un sacco di fondi per organizzare un convegno con 150 specialisti stranieri ad Alghero mentre noi siamo in queste condizioni?».
Che cosa non va, più preecisamente, nella programmazione della campagna antincendi?
«Continuiamo a vedere diverse forme di chiusura da parte della Regione. Risorse a parte, non c’è una valorizzazione delle nostre competenze né delle nostre responsabilità. Il ministero ha impiegato fior di milioni per formare trecento nuovi dirigenti e poi questi stessi quadri non hanno la possibilità di venire impiegati: una situazione paradossale».
A che cosa si riferisce?
«Al fatto che quei dirigenti dovrebbero poter operare al meglio all’interno del coordinamento regionale. E invece non è così. E questo nonostante poi si scopra facilmente che sulle insegne dei Canadair adesso di stanza a Olbia ci sia la scritta “vigili del fuoco”, nonostante nessuno in sostanza ricordi che quelli sono nostri aerei».
Crede che il 10 giugno a Cagliari la trattativa potrà portare a un risultato positivo?
«Allo stato attuale non sono in grado di dirlo. L’importante, per noi, lo riaffermo, è che ci sia riconosciuto un ruolo professionale adeguato nell’affiancamento con il corpo forestale, che ci diano risorse e mezzi idonei e che i 250 sardi oggi operativi sul continente possano tornare al lavoro nell’isola già da quest’estate».
Altrimenti, senza di voi, che cosa potrebbe succedere?
«Beh, in passato ci sono state esperienze che eviterei di ripetere. Nel 2011, per esempio, sono stati impiegati semplicemente i nostri volontari stagionali. Giovani bravi, certamente, ma con un’esperienza di lavoro limitata di fatto a poche settimane all’anno. Altra cosa è poter contare su professionisti come sottufficiali con 20-25 anni di attività operativa alle spalle in un corpo come il nostro. Io sono appassionato del mio lavoro, figlio di un vigile, con altri parenti pompieri, a suo tempo ho rinunciato a un altro posto diverso, forse più comodo, a Nuoro. E oggi vorrei davvero che il nostro contributo si rivelasse il più efficiente possibile per la salvaguardia della Sardegna».
In ultima analisi, qual è la sua richiesta finale?
«Da parte ministeriale come da parte della giunta, a Roma come a Cagliari, si deve prestare maggiore attenzione nei confronti dell’isola. I sardi non sono cittadini di serie B. Devono essere trattati come gli altri. Poter contare sempre su un servizio antincendi tempestivo e moderno: in grado di fronteggiare sempre qualsiasi situazione di emergenza». (pgp)
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