IL CASO»TROVATE STRUTTURE ADEGUATE
SASSARI. I migranti che una settimana fa, in piena emergenza sbarchi, erano stati sistemati nell’ex convitto dell’Istituto agrario di Santa Maria la Palma e nell’azienda agrituristica Zia Maria, a...
SASSARI. I migranti che una settimana fa, in piena emergenza sbarchi, erano stati sistemati nell’ex convitto dell’Istituto agrario di Santa Maria la Palma e nell’azienda agrituristica Zia Maria, a due passi dall’aeroporto di Fertilia, già da domani pomeriggio saranno trasferiti in un più accogliente agri-residence di Palmadula, una borgata della Nurra. Lo ha disposto nei giorni scorsi il prefetto di Sassari Salvatore Mulas, anche per via di quanto è emerso durante una riunione alla quale hanno partecipato il suo vice Salvatore Serra, il sindaco di Alghero Mario Bruno e il comandante dei vigili urbani della città catalana Guido Calzia. In tutto sui pullman saliranno 116 giovani dai venti ai trent'anni provenienti per la maggior parte dalla Nigeria ma anche dal Mali, dal Gambia, dalla Guinea e dall’Eritrea. Sono appunto gli stessi che venerdì 29 maggio erano approdati nel porto di Cagliari a bordo di un barcone in arrivo dalla Libia: 880 persone scappate dall'Africa e arrivate in Sardegna, delle quali circa 250 erano state accolte nel Sassarese, in particolare a Santa Maria la Palma, dove la struttura individuata è parsa ben presto inadeguata. «Quello degli sbarchi - spiega il primo cittadino di Alghero - è un fenomeno ineluttabile: sappiamo con certezza che di migranti ne arriveranno molti altri. Così, anche se la competenza spetta al governo, pure i Comuni e l’Anci devono fare la loro parte per distribuire in maniera equa l’ospitalità, che naturalmente va garantita in luoghi davvero dignitosi. E l’ex convitto dell’Istituto agrario di Santa Maria la Palma non aveva e non ha certo quel requisito».
Nel frattempo al Centro di permanenza temporanea di Sassari, dove sono ospitati 230 giovani, si discute del fatto che alcuni profughi non vogliano farsi identificare dalle forze dell’ordine e tentino di imbarcarsi sulle navi per Genova. «In Francia e Germania la nostra comunità è molto organizzata - dicono due ragazzi eritrei -, per questo il nostro obiettivo è di arrivare in quei Paesi. Ma il Regolamento di Dublino dice che il profugo può chiedere asilo politico allo Stato che lo ha identificato, nel nostro caso all’Italia». Così essere trasferiti in un’isola come la Sardegna, dove se sei identificato non puoi nemmeno tentare la fuga per il Nord Europa, dal punto di vista di chi è profugo diventa una trappola. «Almeno sino a quando dall’Africa non si potrà raggiungere facilmente la Germania via mare», è il commento sa rcastico.
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