La Nuova Sardegna

Il blues avantgarde di Forcione

di Walter Porcedda

Chiude Forma e poesia nel jazz, musica di qualità e sorprese come Paul Stocker

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CAGLIARI. Jazz di qualità per un pubblico di intenditori. E’ il marchio di fabbrica di una delle migliori rassegne musicali sarde, Forma e poesia nel jazz, ciclo di concerti legato alla primavera, diretto da Nicola Spiga e allestito dalla omonima cooperativa, partito ai primi di maggio e chiusosi ieri sera al Lazzaretto con il quartetto del chitarrista Carlo Ditta accompagnato da fior di turnisti come Alessandro Atzori al basso, Mariano Tedde al pianoforte e il metronomico drummer Gianrico Manca, anche questa edizione, la numero diciasette, ha fatto centro regalando un bel pacchetto di eventi e di talenti da scoprire. Un po’ da sempre il motivo d’orgoglio di questo festival che ai suoi esordi quasi pioneristici, fece conoscere ai jazzofili sardi un giovanissimo e semi sconosciuto pianista Stefano Bollani.

Lo spirito, fortunatamente è ancora quello – e d’altra parte sarebbe davvero duro trovare uno spazio originale in una terra come la Sardegna popolata da prestigiosi festival internazionali – ed è anzi un po’ la bussola che da sempre guida gli organizzatori nell’accostare nel cartellone star di sicuro richiamo – come sono stati questo anno, ad esempio, i set di Fabrizio Bosso e Doctor 3 – accanto a validi musicisti locali (dal trio di Roberto Deidda, i Musica ex Machina sino ai Signor Palomar). Ma soprattutto è il senso di sorpresa e scoperta, il “quid” che caratterizza questa rassegna ormai ribattezzata “Fmp”. Che anche stavolta ha regalato alcune perle. A cominciare dalla affascinante esibizione soul di Sarah Jane Morris protagonista di una deliziosa anteprima al Jazzino nel mese di marzo. Proprio in quella occasione accompagnava la cantante uno straordinario chitarrista, Antonio Forcione, molisano di origini ma residente da tempo in Inghilterra dove è una star acclamata. Lo stesso Forcione, sabato è tornato in compagnia del suo superbo percussionista per un set indimenticabile al teatro delle Saline. Il chitarrista ha un incredibile vocabolario di suoni e dal suo strumento riesce a far fluire un sound compatto e allo stesso tempo coloratissimo per varietà di timbri e rimandi. Un jazz contemporaneo dal cuore antico dove Africa e saudade si mescolano con un forte spirito avantgarde. La stessa, ma in forma diversa, esibita dal sassofonista Paul Stocker, californiano ma residente da una vita in Europa, tra Olanda e Spagna dove guida diverse formazioni, dal suono potente come un blues dell’anima.

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