Dal Cartello al flop della Flotta sarda
Il caso “caro traghetti” scoppiò nell’estate 2011. Quell’anno i prezzi delle compagnie di navigazione schizzarono alle stelle. Per una famiglia era difficile arrivare in Sardegna spendendo meno di...
Il caso “caro traghetti” scoppiò nell’estate 2011. Quell’anno i prezzi delle compagnie di navigazione schizzarono alle stelle. Per una famiglia era difficile arrivare in Sardegna spendendo meno di 1000 euro. Il calo delle presenze fu significativo: meno turisti e meno emigrati che decidevano di rientrare a casa per le vacanze. A compensare il calo nei trasporti marittimi fu almeno parzialmente il trasporto aereo, con un’impennata di presenze sui voli delle compagnia low cost. Ma a fine stagione i numeri non lasciarono scampo: l’emorragia di viaggiatori era evidente. La Regione, allora era al governo il centrodestra, se la prese con gli armatori. Fu denunciato il presunto Cartello messo in piedi per aumentare i prezzi e alterare il meccanismo della concorrenza. L’Antitrust inizialmente diede ragione alla Regione, riconoscendo la presenza del Cartello. Nel 2013 la sentenza fu ribaltata dal Tar del Lazio: i prezzi erano aumentati ma non c’erano elementi a provare l’esistenza di un accordo tra le compagnie. La Regione però aveva già deciso di correre ai ripari. Nacque la Flotta Sarda: la Saremar viaggiò per due stagioni e accumulò grossi debiti. L’esperimento è finito nel peggiore dei modi: la Comunità Europea ha condannato la Compagnia a restituire 11 milioni ricevuti dalla Regione come aiuti di Stato. A quel punto la Saremar è precipitata nel baratro del fallimento. (si. sa.)
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