La Nuova Sardegna

Porto Torres hub del Mediterraneo

di Pinuccio Saba
Porto Torres hub del Mediterraneo

La proposta portata avanti da Regione, Università di Cagliari, Autorità portuale e Cirem alla fiera della logistica

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SASSARI. Da scalo “tecnico” per alcune compagnie di navigazione a centro nevralgico del traffico merci fra l’Europa meridionale e il Medio Oriente. Fino a qualche tempo fa era solo una fantasia, ora è diventata un’ipotesi di lavoro sulla quale hanno investito l’Università di Cagliari, la Regione, l’Autorità portuale del Nord Sardegna e il Cirem (Centro interuniversitario ricerche economiche e mobilità dell’ateneo cagliaritano) e che si è concretizzato nel Progetto Optimed, finanziato dal programma Enpi-Cbc Med e del quale la Regione è capofila. Progetto che ieri è stato illustrato dagli esperti del Cirem guidati dal professor Paolo Fadda dell’università di Cagliari nel corso della fiera della logistica in corso di svolgimento a Barcellona.

Il progetto mira a trasformare lo scalo di Porto Torres in un vero e proprio hub (fulcro, elemento centrale) della movimentazione delle merci via mare, un porto dal quale ogni settimana partirebbero otto navi in direzione di Beirut e trenta verso altre destinazioni.

«Il Sil, il salone internazionale della logistica in corso a Barcellona, è occasione di straordinario confronto su una materia in continua evoluzione qual è quella dei traffici marittimi. Siamo convinti – ha detto dice Gabriella Massidda, direttore generale dell'assessorato ai Trasporti – di poter contribuire, attraverso il progetto Optimed, ad implementare i traffici via mare». Per Paolo Fadda, ordinario di Progettazione dei sistemi di trasporto del’università di Cagliari, «i confronti tecnici ci permettono di raccogliere dati importanti per affinare il progetto. L'interesse mostrato da Turchia, Egitto e Libano, ci consente di raccogliere ulteriori elementi che confortano il processo di trasferimento degli scambi su ruota a quelli via mare». Dagli studi particolareggiati messi a punto dai ricercatori isolani, si evince che può essere migliorato il sistema di scambi attuale, più competitivo rispetto a quello su ruota. «Ad esempio – spiega Gianfranco Fancello del Cirem – spedire merci con un camion da Milano al Kurdistan, al confine con la Turchia, costa 3.700 euro e impiega dodici giorni. Mentre il nostro progetto aumenta le frequenze via mare con una riduzione dei costi e dei tempi stimabile intorno al 30 per cento».

Dalle relazioni degli specialisti isolani è emerso che con Porto Torres hub del nord del Mediterraneo, lo scalo sarà collegato con quattro corse settimanali su Valencia e altrettante su Barcellona, sei con Marsiglia e Seté, sette con Genova, Spezia e Napoli e otto con Beirut.

Un progetto che non è un semplice libro dei sogni, come peraltro conferma l’operatività di alcune di compagnie di navigazione (anche straniere) che effettuano un collegamento regolare fra Porto Torres, la Corsica e Marsiglia-Tolone, e fra Porto Torres e Barcellona. Rotte che, tra l’altro, radicano la Sardegna settentrionale nelle “Autostrade del mare” sostenute dall’Unione Europea che oltre a favorire un consistente abbattimento del costo dei trasporti, limita le emissioni in atmosfera con un conseguente minor impatto ambientale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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