“Serenità”, il capolavoro di Biasi torna a casa
Presentato ieri all’Accademia d’arte il dipinto dell’artista sassarese acquistato da un collezionista privato e restaurato
SASSARI. Tutti la davano per dispersa. Eppure è una delle opere più belle di Giuseppe Biasi. Si chiama “Serenità” e l'artista sassarese l'aveva presentata alla Biennale di Venezia del 1928. Grazie alla passione di un giovane collezionista sassarese, Luigi Angius, quell'opera è stata recuperata e restaurata. E ieri mattina il progetto di restauro è stato presentato all'Accademia di Belle Arti di Sassari dalla storica dell'arte Alma Casula e dal restauratore (anch'egli docente all'Accademia di Sassari) Giorgio Auneddu Mossa. All'incontro erano presenti lo stesso Angius e il collezionista Stefano De Montis.
C'era aria di festa, ieri mattina, nella Aula magna dell'Accademia Sironi in via Duca degli Abruzzi. L'aria che si respira in casa per il ritorno del figliol prodigo. Angius, ha raccontato commosso, di quella opera di Biasi che aveva visto in un bozzetto e se ne era innamorato. Dopo tante ricerche aveva scoperto che l'opera era a Sassari, di proprietà di una famiglia che, però, non se ne voleva privare. Per “Serenità” l'anziana proprietaria aveva una passione straordinaria. Mai e poi mai ci avrebbe rinunciato. Poi la donna è venuta a mancare e i figli hanno venduto il quadro a un collezionista fuori dell'isola. Dopo un intenso lavoro di ricerca, Angius è riuscito a sapere dove era e chi possedeva quel quadro. Ha contattato i nuovi proprietari e dopo un lungo lavoro “ai fianchi” ha avuto la meglio e finalmente ha riportato l'opera in Sardegna. «Ricordo il viaggio di ritorno a Sassari – dice – Ero emozionatissimo e avevo paura che al quadro potesse succedere qualcosa».
A quel punto, però, l'opera era a Sassari e doveva essere restaurata. «Ma io – racconta Angius– ero terrorizzato dall'idea che quel dipinto potesse subire danneggiamenti durante il restauro. Finchè, grazie ad Alma Casula, non ho trovato la soluzione al problema. Mi sono affidato a Giorgio Auneddu Mossa che ha coinvolto nell'operazione la bravissima Elena Costin che aveva già restaurato altre opere di Biasi».
Ma che cos'è il restauro conservativo di un'opera? «Spesso i quadri– dice Mossa Auneddu – sono rimasti appesi a una parete per anni e decenni, esposti agli odori della casa, ai grassi, alla polvere, allo smog e all'alito delle persone che in quella casa abitano. Talvolta sono anneriti dal fumo delle lampade e delle candele e danneggiati dalla lenta azione dell'atmosfera. Il restauro eseguito correttamente riporta l'opera alla bellezza di quando è stata dipinta. Nel caso di “Serenità” ma anche di altri quadri di Biasi, poi, si tratta di ritrovare quei colori dell'alba o del tramonto (le situazioni di luce preferiti dall'artista sassarese) che la lunga esposizione all'aria coprono o cancellano».
Ed eccolo il quadro restaurato anzi ringiovanito, con le due fanciulle di fronte a un laghetto, con il ritrovato rosa delle sensuali trasparenze, con lo sguardo intenso ed erotico della giovane che lava i panni candidi con accanto un cubetto di sapone azzurro. Ed ecco, finalmente, anche i monili delle ragazze (che forse per il pittore non erano solo delle conoscenze casuali).
Un quadro così bello che ti viene voglia di guardarlo e riguardarlo e ti accende la scintilla della passione per l'Arte. Chi vuole poi, può riconoscere nell'opera tributi a qualche pittore francese o italiano. Ma soprattutto anche in quel dipinto si coglie la grande modernità di un artista che ha saputo evolversi fino a raggiungere vertici di respiro internazionale. Ma chi era Giuseppe Biasi e perché viene ritenuto così importante nella storia dell'arte non solo sarda?
Il profilo critico dell'artista nato a Sassari nel 1885 e morto in tragiche circostanze ad Adorno Micca nel Biellese nel 1945, è stato tracciato, ieri mattina, da Alma Casula. Autodidatta, il pittore si è messo in luce fin da giovanissimo con i suoi disegni e soprattutto con le sue caricature. Non c'era personaggio in vista nella Sassari della gioventù di Biasi che non desiderasse avere una caricatura eseguita dal giovane artista. Celebri, tra l'altro, quelle di Filippo Figari, del poeta, scrittore e giornalista Salvator Ruju da solo e con un gruppo di colleghi della Nuova Sardegna. Dalla caricatura all'illustrazione il passo è stato breve. Tanto che grazie al suo talento diventa collaboratore della più importante rivista illustrata italiana.
I suoi lavori riproducono una dimensione fiabesca dell'isola, ribaltando il concetto negativo di cui godeva la Sardegna agli occhi dei non sardi. La biografia di Biasi si è arricchita di capitoli nuovi e interessanti, in particolare, nel periodo africano (1923- 1927) dove l'artista produce moltissimo e acquisisce un carattere fortemente connotato. Poi nel 1928 la partecipazione alla Biennale di Venezia con “Serenità” e “Teletta” poi il periodo degli anni Trenta con opere come “Jazz” e “Processione a Ollolai”. Infine il periodo biellese nel quale Biasi si avvicina di più a moduli di pittura ottocenteschi e classici. Poco prima della fine tragica l'artista ha dipinto “Fontana” che ritrae un soggetto di Adorno Micca vicino al santuario di San Giovanni Battista. Il quadro, considerato l'ultima opera di Biasi è stato acquisito di recente da Luigi Angius e restaurato da Elena Costin con la regia di Auneddu Mossa.
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