La Nuova Sardegna

Arte e teatro inaugurano il Festival di Gavoi

di Paolo Curreli
Arte e teatro inaugurano il Festival di Gavoi

Gli oggetti di Claudia Castellucci, i reportage fotografici di Roberto Mulas e il recital di Monachella da Emilio Lussu

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INVIATO A GAVOI. «Tentiamo sempre di partire dal locale per arrivare verso il mondo globale», ha detto Marcello Fois aprendo, ieri pomeriggio, le mostre che inaugurano il fine settimana del Preludio al Festival di Gavoi. «Anche perché – ha aggiunto – esistono dei talenti che noi presentiamo non per un frainteso spirito di promozione del prodotto locale, ma perché li consideriamo di assoluto valore internazionale».

E le mostre nell'ex casa Lai, curate dal Museo Man, confermano uno sguardo tutt'altro che provinciale. Claudia Castellucci, protagonista con la “Societas Raffaello Sanzio” di una fertile stagione della drammaturgia d'avanguardia, presenta le sue opere, che sono la concretizzazione del suo libro-manuale di creatività “Setta”. «Sono oggetti funzionali, non vivono da soli ma sono supporto per un'azione», racconta l'artista. Ecco una colonna e un manuale portatile per assumere le pose fondamentali del corpo, deliziosamente illustrato e rilegato, Una ruota mnemonica, come quelle degli antichi saggi medievali, dove i gruppi di parole vengono sintetizzati nell'obiettivo di usarne sempre di meno, o viceversa, arricchirle di significati più ampi. Odorose pitture di resina di legno, e uno straordinaria, poetica e ironica sottolineatura di pagine di riviste. «È tutta carta che sarebbe finita nella spazzatura, destinata a un rapido consumo – racconta Claudia Castellucci –. Io ho voluto registrare il momento in cui, invece, mi sono fermata per pensare». E queste meditazioni sulle immagini mainstream della comunicazione di massa sono meticolosamente appuntate in bella calligrafia con un'operazione assolutamente anticonsumistica.

Interessante anche la doppia esposizione di Enrico Piras e Alessandro Sau. I due giovani artisti hanno portato i loro lavori all'interno di grotte, bunker, domus de janas e un villaggio abbandonato. Enrico Piras proietta su queste superfici la luce attraverso dei filtri realizzati incidendo i segni lasciati da un prisma ottico. Alessandro Sau, in questi luoghi, ha esposto i suoi quadri realizzati con favi d'api, alcuni con una faccia dipinta con un paesaggio e una vivente con un alveare in piena attività. Esposizioni che hanno avuto come pubblico i soli artisti, riproposte attraverso le foto, operazione che interrompe il meccanismo di creazione e divulgazione dell'arte contemporanea.

Sempre in mostra a casa Lai, il lavoro del fotografo gavoese Roberto Mulas che propone il suo reportage in Kurdistan raccontando la festa del Newroz, capodanno tradizionale, che per i curdi assume valori politici e identitari.

Žiga Koritnik è l'altro fotografo in mostra, sloveno, ha documentato il festival per diversi anni «mi piace l'atmosfera di condivisione, la sensazione di appartenere tutti, scrittori e pubblico allo stesso mondo» sostiene ricordando il titolo del suo lavoro “Dedicated minority” per questo, nella sua esposizione in piazza Sant’Antioco protagonista, quanto gli scrittori e gli intellettuali che hanno animato il festival per anni, è la comunità di Gavoi.

Nella stessa piazza in serata è andato in scena "Un anno sull'altopiano". Recital tratto dal romanzo di Emilio Lussu nel centenario della carneficina della Prima guerra mondiale. Lavoro teatrale che Daniele Monachella ha adattato al palcoscenico sottolineando gli aspetti antieroici che l'ufficiale sardo Emilio Lussu aveva raccontato nel suo celebra romanzo-biografia. La chitarra di Andrea Congia e le launeddas di Andrea Pisu hanno accompagnato le parole dell'attore.

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