«I profughi fanno comodo a tanti»
L’eritreo Mussie Zerai, candidato Nobel per la Pace: sui migranti ci si arricchisce
ROMA. Don Mussie Zerai un tempo era profugo eritreo, in fuga dal regime di Aferwerki, che recentemente una commissione d’inchiesta Onu ha definito «governato dalla paura». Oggi è candidato al Nobel per la Pace 2015 proprio per il suo impegno, con l’Agenzia Habeshiaì per i profughi e i rifugiati. Per questo può comprendere meglio di chiunque altro il viaggio dei superstiti - in gran parte eritrei - bloccati a Roma e Milano.
Da dove vengono le persone che hanno dormito a terra nelle due principali stazioni italiane?
«Questi flussi non sono certo una novità: l’Italia è un paese di transito. Solo che in questi giorni alcuni paesi hanno chiuso i confini e altri hanno sospeso Schengen (per via del G7 in Baviera, ndc). Quando i profughi sbarcano vogliono raggiungere amici e parenti che sono in Nord Europa. Sanno benissimo che in Grecia, Italia e Spagna non hanno futuro. Per colpa del Regolamento di Dublino, però, rischiano di fermarsi qui».
Non è dunque un’emergenza?
«L’emergenza fa comodo a tanti. A chi, ad esempio, non vuole attrezzarsi e distribuire i rifugiati in tutti i comuni a livello nazionale. Il risultato è quello che vediamo: c’è chi si arricchisce sui migranti, come è successo con Mafia Capitale. Così si stipano i richiedenti asilo nei megacentri d’accoglienza».
Sarebbe meglio pensare a dei centri più piccoli e distribuiti sul territorio?
«I centri sono dei ghetti e vanno aboliti. Le persone devono essere in condizione di autogestire la loro vita. Hanno bisogno soltanto di risorse per iniziare. Bisogna fare come nel Nord Europa, dove i soldi vanno direttamente ai rifugiati. Gli serve una casa, corsi di lingua, corsi professionali. Dopo un po’ gli si dice: “Ora inizia a camminare con tue gambe”».
Sul sito dell’Agenzia Habeshia raccontate che i profughi di Tiburtina sarebbero stati scaricati “da un pullman della linea Sicilia-Roma, dopo aver pagato 150 euro per un biglietto che ne costa 37”.
«È una pratica usuale, purtroppo. Di solito appena sbarcati i profughi incontrano un connazionale o un italiano che parla inglese o arabo gli dicono: “Ti aiuto a proseguire il viaggio”. Solitamente arrivano al Nord, dove cercheranno qualcuno che li aiuti a varcare i confini. In questo caso sono stati scaricati a Tiburtina».
Da cosa fuggono gli eritrei oggi?
«C’è una dittatura che da 24 anni governa negando tutti i diritti basilari ai suoi cittadini, a cominciare dalla costituzione che è stata firmata, ma non è in vigore. Sono state cancellate le libertà di movimento e religione. C’è un servizio militare a tempo indeterminato sotto i 40 anni per le donne e sotto i 50 anni per gli uomini. Questo significa essere schiavi, non poter costruire il proprio futuro».
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