La Nuova Sardegna

«I profughi fanno comodo a tanti»

di Andrea Scutellà

L’eritreo Mussie Zerai, candidato Nobel per la Pace: sui migranti ci si arricchisce

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ROMA. Don Mussie Zerai un tempo era profugo eritreo, in fuga dal regime di Aferwerki, che recentemente una commissione d’inchiesta Onu ha definito «governato dalla paura». Oggi è candidato al Nobel per la Pace 2015 proprio per il suo impegno, con l’Agenzia Habeshiaì per i profughi e i rifugiati. Per questo può comprendere meglio di chiunque altro il viaggio dei superstiti - in gran parte eritrei - bloccati a Roma e Milano.

Da dove vengono le persone che hanno dormito a terra nelle due principali stazioni italiane?

«Questi flussi non sono certo una novità: l’Italia è un paese di transito. Solo che in questi giorni alcuni paesi hanno chiuso i confini e altri hanno sospeso Schengen (per via del G7 in Baviera, ndc). Quando i profughi sbarcano vogliono raggiungere amici e parenti che sono in Nord Europa. Sanno benissimo che in Grecia, Italia e Spagna non hanno futuro. Per colpa del Regolamento di Dublino, però, rischiano di fermarsi qui».

Non è dunque un’emergenza?

«L’emergenza fa comodo a tanti. A chi, ad esempio, non vuole attrezzarsi e distribuire i rifugiati in tutti i comuni a livello nazionale. Il risultato è quello che vediamo: c’è chi si arricchisce sui migranti, come è successo con Mafia Capitale. Così si stipano i richiedenti asilo nei megacentri d’accoglienza».

Sarebbe meglio pensare a dei centri più piccoli e distribuiti sul territorio?

«I centri sono dei ghetti e vanno aboliti. Le persone devono essere in condizione di autogestire la loro vita. Hanno bisogno soltanto di risorse per iniziare. Bisogna fare come nel Nord Europa, dove i soldi vanno direttamente ai rifugiati. Gli serve una casa, corsi di lingua, corsi professionali. Dopo un po’ gli si dice: “Ora inizia a camminare con tue gambe”».

Sul sito dell’Agenzia Habeshia raccontate che i profughi di Tiburtina sarebbero stati scaricati “da un pullman della linea Sicilia-Roma, dopo aver pagato 150 euro per un biglietto che ne costa 37”.

«È una pratica usuale, purtroppo. Di solito appena sbarcati i profughi incontrano un connazionale o un italiano che parla inglese o arabo gli dicono: “Ti aiuto a proseguire il viaggio”. Solitamente arrivano al Nord, dove cercheranno qualcuno che li aiuti a varcare i confini. In questo caso sono stati scaricati a Tiburtina».

Da cosa fuggono gli eritrei oggi?

«C’è una dittatura che da 24 anni governa negando tutti i diritti basilari ai suoi cittadini, a cominciare dalla costituzione che è stata firmata, ma non è in vigore. Sono state cancellate le libertà di movimento e religione. C’è un servizio militare a tempo indeterminato sotto i 40 anni per le donne e sotto i 50 anni per gli uomini. Questo significa essere schiavi, non poter costruire il proprio futuro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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