«Ma a che cosa serve la passerella degli scrittori?»
La polemica tra Paolo Nori e “Lìberos” dopo la rassegna letteraria di Marceddì Luciano Marrocu invita a riflettere sui diversi eventi organizzati nell’isola
di Luciano Marrocu
Il silenzio a volte è meglio delle spiegazioni confuse, soprattutto quando le spiegazioni confuse si lasciano sfuggire ammissioni incaute. E’ quanto forse è capitato a Francesca Casula di Lìberos che chiamata a spiegare perché la presenza di Paolo Nori al festival letterario di Marceddì costasse agli organizzatori 1.500 euro ha risposto piccata che «è normale che la professionalità si paghi». La professionalità in questione aveva il costo di 1.143 euro, visto che Nori non chiedeva nessun cachet e che le spese ammontavano a 357 euro.
E’ anche normale però che il cittadino, il cittadino-contribuente soprattutto, sia portato a interrogarsi sulla natura di questa professionalità e a chiedersi allo stesso tempo se valga quanto costa. «Se le case editrici e gli autori si affidano a noi è perché gli garantiamo una certa organizzazione e professionalità – ribadisce Francesca Casula – e questo servizio va pagato».
Va bene, d’accordo, il “servizio” va pagato. Ci si chiede però: non sarebbe stato possibile fare a meno del “servizio”, non sarebbe stato meglio se gli organizzatori del festival letterario di Marceddì, desiderando avere nel loro festival Paolo Nori, telefonassero alla sua casa editrice – nel caso Marcos y Marcos – e preso atto della disponibilità (gratuita) dello scrittore organizzassero la cosa?
Nessuno pensa – io, almeno, non lo penso – che Lìberos sia inutile. Ritengo al contrario che dovrebbe continuare a coltivare l’ambizione con la quale si era presentato di essere un «prezioso e gratuito strumento di rete tra autori, editori, librai, bibliotecari, associazioni e festival».
A proposito di festival, di festival letterari in particolare, faremmo bene a riflettere su che cosa sono diventati. Certo una realtà vitale, in alcuni casi vitalissima, soprattutto quando – ho in mente lo splendido festival della letteratura per l’infanzia che si svolge ogni autunno a Cagliari organizzato da Tuttestorie – riescono a coinvolgere un pubblico di giovani e giovanissimi lettori. Il problema è appunto questo, il coinvolgimento, che non sempre è del tipo che si richiede a manifestazioni culturali.
Difficile dare i voti alle manifestazioni culturali, ognuno le pensa come vuole e come sa. Rimane il fatto però che tra quelli che stanno seduti, ascoltano e alla fine applaudono e quelli che, magari da dilettanti, recitano, cantano, scrivono, leggono, gli enti pubblici finiscono sempre per privilegiare i primi. Preferiscono insomma che stiamo a guardare piuttosto che aiutarci a fare. Dei non insignificanti flussi di denaro pubblico destinati alla cultura ben pochi vanno a finire tra i giovani, cioè a dire nella scuola. Date retta a me: meglio frequentare un corso di scrittura creativa che stare ad ascoltare un grande scrittore che racconta la sua vita privata da un palco super illuminato. Anche perché il grande scrittore le cose che aveva da dire le ha già dette tutte nei suoi libri. Che l’appassionato lettore potrà leggere, gratuitamente, in qualsiasi biblioteca pubblica.
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