La Nuova Sardegna

Soru dopo le elezioni comunali: «Pd sconfitto, ma non cerchiamo colpevoli»

di Umberto Aime
Renato Soru durante la direzione regionale del Pd a Oristano
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Renato Soru durante la direzione regionale del Pd a Oristano

Nella direzione regionale a Oristano il segretario parla di un campanello d’allarme. Nessun attacco a Pigliaru anche se molti continuano a parlare di un rimpasto in giunta

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ORISTANO. Guai a parlare di sconfitta epocale. Per il Pd, alle amministrative, è stata solo una batosta, o meglio un «campanello d’allarme che però non deve diventare una campana». Il recente brusco risveglio dall’euforia, leggi le troppe vittorie consecutive, forse è stato persino un passaggio obbligato per come Renzi è impegnato, bene o male chissà, a rivoltare l’Italia come un calzino.

Sarebbe stato meglio evitare lo schiaffo ai ballottaggi di due domeniche fa, ci mancherebbe, ma «se ci mettiamo a cercare i colpevoli, finiremo per avvitarci su noi stessi e i sardi dal Pd si aspettano ben altro: decisionismo, velocità e coraggio». Certo, il partito ammette – sarebbe comunque impossibile negarlo – lo scivolone elettorale di giugno, ma non si flagella nel salone della direzione regionale convocata per l’analisi del voto.

La ferita è troppo fresca, affondare ancora il coltello «sarebbe inutile», lo dicono in tanti e per primo il segretario Renato Soru. Puntarlo su questo o quello servirebbe ancora meno: «Non facciamoci ancor più del male», hanno aggiunto altri portavoce di un’enorme maggioranza interna che qui, ma non almeno alla luce del sole, sembra scricchiolare più che a Roma.

Meglio guardare oltre, rialzarsi in fretta, liberarsi dalle vecchie parole d’ordine, saltare l’ostacolo dopo «un’attenta riflessione» e poi cambiare subito un bel po’ di facce. E ancora: ricordarsi che «facciamo parte di una coalizione e gli alleati vanno rispettati» però «non dimentichiamoci neanche che siamo sempre il partito al governo della Sardegna e dobbiamo saper governare bene».

La sintesi del lungo pomeriggio di venerdì 19 annunciato di fuochi e saette – è stato tutt’altro: volti distesi, nessuna resa dei conti ma neanche aria da funerale – potrebbe essere questa. «Compagni, amici e conoscenti, reagiamo in fretta, o altrimenti fra un anno in altri Comuni o fra tre anni, alle prossime regionali, lasceremo un vuoto e a colmarlo saranno ancora gli alieni».

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Il retroscena. Del resto, a cominciare dal rimpasto e del giro di valzer degli assessori in Giunta, è meglio non parlare ancora in pubblico. Siamo sempre al sotto traccia, ai crocicchi delle correnti, alle ipotesi più fantasiose di partenze e arrivi nel palazzo della Regione. La strada è ancora lunga, anche se qualche accelerazione c’è stata e ci sarà. Ma sia chiaro che «prima di tutto dobbiamo mettere da parte le ostilità personali, perché sono diventate insopportabili e inutili».

A voler mettere fine alla stagione dei polli di Renzo o di Renzi, una delle cause dell’ uno a tre incassato al secondo turno, è proprio Renato Soru. Prima della relazione d’apertura a braccio, in un angolo della sala, dirà: «Non c’è dualismo fra me e Pigliaru. Tutti e due vogliamo far crescere la Sardegna. Il Pd vuole dare solo un contributo di idee e progetti alla Giunta dopo aver ascoltato la gente, perché quello che ci è mancato è proprio il dialogo con gli elettori e non aver capito che questa crisi dura, violenta ha cambiato il mondo, compreso quello delle aspettative».

L’insieme del ragionamento potrebbe essere riletto così: non è un armistizio, ma sembra essere la fine del braccio di ferro, a chi gioverebbe?, fra i due presidenti. Anche se poi lunedì 22 Soru ha convocato a Cagliari un vertice di maggioranza pare all’insaputa di Pigliaru, ma questa è un’altra storia.

La lezione. Al momento di fare il punto, Soru ha detto: «Dalla sconfitta, a Porto Torres e a Nuoro, dobbiamo imparare che le vecchie abitudini della politica, di una politica neanche tanto amata dagli elettori, non bastano più per vincere le elezioni anche dove credi di essere imbattibile».

Servono quei fatti su cui – ha aggiunto – «il Pd vuole aprire un dialogo schietto con gli elettori, per riprendere a essere quella grande comunità in cui dopo il confronto arriva sempre la proposta». Che può essere anche un contributo alla di Francesco Pigliaru. Mai nominato dal segretario, che invece ha citato più volte Papa Francesco, «la sua enciclica sull’ambiente è stata illuminante: basta con gli usi sconsiderati».

Poi ha parlato di sviluppo sostenibile, «dobbiamo parlare più a fondo dei modelli che vorremmo». Internet: «Lo sfruttiamo ancora poco mentre sappiamo bene che lì c’è il futuro prossimo». Migranti: «l’Europa non può voltare le spalle all’altra sponda del Mediteraneo». Di Sardegna: «Dobbiamo restituire una speranza alla nostra terra ed è per questo che abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti». Anche di Pigliaru e Soru, l’ordine è dovuto solo all’alfabeto, non più immaginati come ora. Due separati in casa.

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