Raffaella Carrà e Shakira alla maniera di James Taylor, la folle idea di Stefano Nosei
Con "Lovin' James" il cantante cabarettista reinterpreta dieci brani commerciali nello stile dell'autore di "You've Got a Friend". Collaborazioni di Paolo Fresu, Rocco Tanica e del chitarrista Andrea Maddalone
SASSARI. Ci sono brani molto leggeri che grazie a un sapiente arrangiamento (anche del testo) possono diventare delle bellissime canzoni. Addirittura profonde. Il caso più eclatante che la storia della musica ricordi è probabilmente quello di “Stay”: nel 1960 Maurice Williams & The Zodiacs scalarono rapidamente l'hit parade statunitense raccontando con un motivetto facile facile la vicenda di un quindicenne che cercava invano di convincere la fidanzata a non tornare a casa prima delle 10 di sera, disubbidendo così al padre. Un grandissimo successo, certo. Ma buono soltanto per i teenager della generazione di Happy Days.
Poi vent'anni dopo è arrivato Jackson Browne, che sostituendo due parole qua e là, rallentando il ritmo al punto giusto e proponendo il pezzo in versione country-rock, ne ha fatto una ballata capolavoro che ancora oggi chiude tutti i suoi concerti ed è contenuta nell’album cult “Running on empty”. Una lunga ma necessaria premessa per spiegare il senso dell'esperimento (riuscito) del cantante-cabarettista Stefano Nosei, in questi giorni di nuovo alla ribalta con il suo progetto dal titolo “Lovin'James”, nel quale assieme al chitarrista Andrea Maddalone e grazie alla collaborazione di musicisti come Paolo Fresu e Rocco Tanica, interpreta dieci tormentoni molto commerciali alla maniera di James Taylor, il grandissimo cantautore statunitense che ora ha 67 anni. Un vero mito della musica.
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Così, giusto per fare qualche esempio, "Barbie girl" degli Aqua viene eseguita come se fosse "Sweet baby Jane", "Waka Waka" di Shakira al pari di "Mexico", "Wild boys" dei Duran Duran in stile "You've got a friend". Un'operazione confezionata con rispetto e molto talento, con l'unico intento di trasmettere e rilanciare le emozioni che il songwriter americano ha regalato a diverse generazioni. «Un puro e divertente atto d’amore per la musica di Taylor - precisa Nosei -, per la delicatezza e la pacata ironia delle sue canzoni, riproposte con le chitarre in grande evidenza e le tipiche armonie vocali che ce le hanno rese famose e familiari».
In effetti a volte il risultato di questa taylorizzazione lascia sbalorditi. Per esempio quando si ascolta "Tanti auguri" di Raffaella Carrà (diventata "Many wishes") e ancora di più il classico per bambini degli anni Settanta "Sei forte papà", allora portato al successo da Gianni Morandi e adesso diventato “Daddy you'r cool”, brano davvero godibile anche grazie alle atmosfere create dalla tromba e dal flicorno del jazzista di Berchidda Paolo Fresu. Tanto da farci rivalutare «quel gufo con gli occhiali» e «la lepre in tuta rossa», alcuni degli animali protagonisti del pezzo.
L’album è anche uno spettacolo che Nosei e Maddalone stanno già portando in giro per l’Italia con successo. Il cantante-cabarettista di La Spezia e Taylor qualche anno fa ebbero anche l’occasione di conoscersi. «Accadde al Costanzo Show - racconta lo stesso Nosei - e poi, tramite Elio delle Storie Tese, ci rivedemmo ancora per andare a cena insieme. Una quindicina di anni fa salimmo anche sullo stesso palco, seppure in momenti diversi, per la serata finale del centenario della Fiat. Conosco i suoi manager italiani e cercherò di fargli arrivare il mio lavoro».
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